Entrai nel canotto, sedetti sul banco di mezzo voltando le spalle alla prua, e impugnai i remi. In un baleno la signora balzò dentro, il canotto fregò, saltando indietro, la sabbia. — Presto, presto! — ripeteva Chieco. — Gira, gira! — Feci girare a tutta forza quella vecchia carcassa e la misi con quattro colpi di remo alla corsa.

Si tagliava diritto all'altra sponda, quando la dama, che non aveva ancora aperto bocca, mi disse:

— Fate il giro del castello.

Dio mio, che dolce voce era questa? N'ebbi tronchi, per un momento, il moto, il respiro, il pensiero; era la voce sua. Appena potei, ripresi a remare a caso, immaginando febbrilmente ch'ella sapesse, che non sapesse, non osando volgere il capo, sentendo che era un momento supremo.

Ella ripetè: — fate il giro del castello! — con una leggera impazienza, stavolta. No, no, non poteva saper niente, Chieco l'aveva ingannata come me. Obbedii; piegammo verso lo scoglio del castello, incendiato ingiro dal bengala. Qualcuno gridò: — donna Antonietta! A terra! A terra! — Ella mi chiese allora se si potesse approdare dall'altro lato della penisola.

Esitai un poco, e risposi con voce involontariamente alterata:

— Non lo so.

Antonietta non replicò nulla, ma subito dopo sentii il canotto piegare sul fianco destro.

Certo ell'aveva fatto un movimento, aveva cercato vedermi in viso. Anche la sua voce mi parve leggermente alterata quando soggiunse:

— Voglio tornar indietro, all'approdo.