— Come mandi via la gente, tu! — diss'ella con una boccuccia e un accento di bambina dolente, aggiustandomi i capelli sulla fronte. Mi pose le labbra all'orecchio, mi susurrò: — ho piacere che siamo qui al buio, che tu non mi veda bene negli occhi, altrimenti ci tornerebbe troppo orgoglio qui dentro!

Ritirò il viso, rise un poco, mi diede un bacio, saltò a terra e fuggì.

Io mi scostai dalla riva remando in fretta e, deposti quasi subito i remi, mi abbandonai all'ebbrezza che m'invadeva cuore, pensieri e sensi. Non so quanto tempo rimanessi così sdraiato sul banco del canotto, con la nuca a una sponda, i piedi all'altra, le braccia incrociate, gli occhi alla luna; so che mi scosse il fischio di Chieco. Mi rizzai e remai a terra. Egli era là, sulla riva. Quando mi vide a pochi metri disse: — e come si fa? — Vi era in me una battaglia di sentimenti diversi; pure saltai subito fuori ad abbracciarlo. Io non potevo parlare, egli ripeteva: — come si fa? Poco somigliante la fotografia! Come si fa? — Avevamo gli occhi umidi, credo, tutt'e due.

— Povero Chieco! — diss'egli. — È stato un gran fiasco!

Intanto un carro s'era fermato lì vicino sulla strada e alcuni uomini vennero difilati al canotto.

— Cosa succede? — diss'io al maestro.

— Succede che la barca e io andiamo via. Mi seccava di vederti, ma ti sei andato a cacciare in mezzo al lago, bisognava bene farti venire a riva. Adesso si mette il canotto sul carro, Chieco sul canotto e Castel-t'-inchino.

Così fu. In un attimo si caricarono il canotto e i bagagli. Nel castello ballavano e suonavano, nessuno sapeva niente, tranne la signora Purgher che credeva sognare e venne tutta commossa per un ultimo saluto. Chieco, seduto sopra un baule, non volle stringerle la mano, pretendendo che non fosse pulita; e le ordinò bruscamente di avvertire le signore e i signori che il maestro non cavaliere Chieco stava per partire e avrebbe degnato dar loro un saluto.

Si udirono presto dei passi rapidi, delle grida, delle esclamazioni, il carro fu attorniato di gente che lo voleva prender d'assalto per tirar giù a forza il maestro. Ma questi cacciò tali improperi napoletani e lombardi da fare scappar le signore e star quieti gli uomini.

— Adesso — diss'egli — o straccioni, vi saluto. Se volete poi sapere perchè ne ho abbastanza di voi, ecco qua.