Lo scrittore s'era fermato qui. Seguiva uno spazio in bianco. Più sotto si leggevano queste altre parole:

«Condotto in questa mia vecchiaia a miserevoli strettezze, e confidando che la Divina Provvidenza si compiacerà, come dal profondo del cuore ne la supplico, togliermi prontamente questa troppo salda vita, grave alla mia famiglia, presso che incomportabile a me, ringrazio la virtuosa mia moglie di tutto il bene che mi volle e fece, benedico il mio figliuolo dilettissimo, e prego tutti a voler conservare buona memoria di me.

«Se in settant'otto anni di onesta e laboriosa vita, io ho in qualche misura bene meritato del mio paese natio, spero possa avere effetto il novissimo voto ch'esprimo a' miei parenti ed amici, alla degna Deputazione della Patria Biblioteca, all'onorevole Municipio. Desidero che il mio prezioso esemplare dell'Orlando Furioso edito da Francesco Rosso di Valenza il 1º ottobre 1532, con privilegi di Clemente VII, del doge Gritti e di Francesco Sforza, passi alla nostra Biblioteca. È la terza edizione del poema, l'ultima delle uscite vivente il poeta, stimata già superiore a tutte le altre dall'illustre Apostolo Zeno, che ne possedette un esemplare postillato dall'Aretino. Cinque soli esemplari si conoscono di questa edizione, uno dei quali fu venduto in Inghilterra dal conte Garimberti di Parma, per lire quattromila. Lire tremila mi furono offerte per il mio esemplare dal libraio R. di Roma. Il frontispizio del volume è disegnato e intagliato da Tiziano Vecellio. A mezzo il lato inferiore vi è raffigurata una fenice sorgente dal rogo ad ali aperte, e sopra la fenice si leggono due misteriose parole che molti dotti uomini si studiarono invano d'interpretare: EDE NANTO. Io credo esser giunto, dopo lungo studio e meditazione, a penetrarne il segreto; ed è mia preghiera che ove il volume possa essere salvato alla Biblioteca, vi s'inserisca uno scritto ricordante il nome mio, il desiderio qui espresso e la mia interpretazione delle due parole arcane.

«Mi parve anzitutto che non avendo i detti vocaboli significato alcuno nel nostro idioma nè in altro moderno nè in quello del Lazio, convenisse ricorrere a un linguaggio mistico del quale sarebbe ora vano ricercar la chiave, oppure alla sacra favella dell'Ellade, ben conveniente al dipintor delle Veneri che tributa omaggio al ferrarese Omero. Di ciò convinto, indagai lunga pezza invano come avessero i due vocaboli a leggersi grecamente, nè potei vedervi lume sino a che non li divisi così: EDEN ANTO; brillandomi allora l'origine loro dalle voci greche δαιω ardo e ἄνθος fiore, e questo significato; arse (o ardeva) con fiore: stupendo significato, sia nel senso proprio riguardo alla fenice, sia nel senso figurato riguardo al Poeta; e meraviglioso di grecità parrà a ciascuno che ricordi il πυρος ἄνθος di Eschilo. Potrà forse taluno...».

Qui finiva il manoscritto; ma quando il passo dell'avvocato scosse l'anticamera, Marcòn non aveva letto oltre al periodo delle tremila lire offerte per il libro e stava ancora contemplando quella cifra con un vago sorriso affettuoso. Egli andò alla finestra e finse di guardar nel cortile.

Il signor Zanetto entrò, affannato, più sepolcrale assai che non fosse uscito.

— E così? — disse Marcòn.

— La scusi — rispose l'avvocato, sedendo. — Quel che m'immaginava, caro Lei — soggiunse poi ch'ebbe ripreso fiato. — Mi ha anche strapazzato.

Marcòn sedette anche lui, grave. Seguì un lungo silenzio. Guardavano diritto davanti a sè, uno la porta e l'altro la finestra.

— E come facciamo? — disse finalmente Marcòn. — Vede bene, sono duemilacinquecento lire.