Vasco lo considerò un poco, cacciò la destra nello sparato della camicia, e dopo avervi frugato alquanto, ne la trasse con una medaglina d'argento che fece vedere al Marcòn, quindi alzò ed allargò le braccia; tutto questo in silenzio.

— E quadri? — chiese Marcòn.

— Oh Dio, quadri! Il ritratto di mia moglie. Buono, per questo, buono. Le dirò. Ma è della Carlotta.

— Niente niente, per amor di Dio! — esclamò Marcòn inorridito. — Lasciamo stare... Ma, La senta — riprese dopo una pausa. M'inganno, o aveva Lei dei libri antichi di un certo pregio?

— Sissignore — rispose Vasco masticando la parola, dimenandosi e guardando dappertutto fuorchè in faccia al suo interlocutore. — Sissignore, ma... cosa vuole?.. Andati... venduti... divorati...

— Allora... — disse Marcòn, alzandosi. Guardò in giro come per vedere dove avesse posata la mazza, fermò gli occhi sullo scrittoio.

— Cosa studia di bello? — diss'egli sorridendo.

— Oh, niente — balbettò Vasco, inquietissimo. — Niente. Cerca il Suo bastone?

Marcòn non gli rispose; si accostò allo scrittoio.

— A proposito — diss'egli — quello è un libro vecchio, per esempio.