Il prete pareva schiacciato dalla sorpresa, guardava su, ripeteva «ma come? ma come?» Ci volle del buono prima che capisse e se n'andasse.

Marcòn stette ancora un poco alla finestra, andò ad origliare all'uscio, se udisse qualche rumore di buon augurio, poi ritornò alla finestra, maledicendo tutte le serve del creato. Finalmente udì delle voci nell'antiporto; due stizzose voci femminili, la signora Carlotta e la Tonina, che, invece di aprire subito, si bisticciavano.

— Dove ho posto il libro, adesso? — diss'egli. — Avvocato, dov'è il libro?

Vasco aperse gli occhi, levò una mano spiegata e disse solennemente:

Eden Anto.

— Domando — replicò Marcòn — dov'è il libro.

Vasco alzò anche l'altra mano e ripetè:

Eden Anto.

— Oh, non scherzo mica, io, sa? — esclamò Marcòn; e data un'occhiata in giro per la camera senza scoprire libro alcuno, si accostò all'avvocato coi denti stretti:

— Non facciamo commedie! — diss'egli. — Fuori questo Ariosto! Fuori subito!