— Peuh, peuh — fece Vasco, ricominciando a soffiare — poca cosa. Qualche centinaio di lire... forse cento... anzi cento al più... fra le cinquanta e le cento insomma.
— Ah brutto tabaccone, — esclamò la signora. — Hai un libro così e non dici niente, e fai patire tua moglie e tuo figlio! A me questo libro!
L'avvocato allibì, non rispose.
— Gliel'avresti dato? — disse sua moglie con una faccia, con una voce da far paura.
— No, no, no — rispose Vasco di fretta. — Non gli ho dato niente. Però, se non lo do a lui, bisognerà che lo dia a un altro, perchè la roba mia è tutta dei creditori.
La signora Carlotta non avrebbe creduto che buaggine umana potesse toccare a tal segno, e guardava suo marito con uno sguardo ineffabile, in silenzio. Quindi scoppiò in insulti, in invettive, fulminando tutto intorno a lei, il pancione stupido, la casa coniugale, la Tonina che difendeva il padrone. Le intimò di uscire; e poichè colei si ribellava, le afferrò un braccio, la trasse alla porta. Se n'andarono così tutt'e due, tempestando, via per l'anticamera.
Vasco, intontito da' primi colpi, non udì altro. Dopo un certo tempo s'accorse che lo avevano lasciato solo, riconobbe sullo scrittoio il suo manoscritto dell'ultimo desiderio, e pianse lagrime lente, le più roventi, le più amare della sua vita; lagrime, quasi, di una profonda intatta vena, cui finalmente il dolore arrivasse.
***
Intanto il giorno cadeva, lo studio si faceva scuro. Venne l'ora del pranzo, ma nessuno chiamò l'avvocato, nè lui ci pensò. Preso dal freddo, si trascinò stentatamente a chiudere la finestra, e sedette poi davanti al caminetto, dove poche brage ardevano ancora mettendogli un lieve tepore alle gambe, un chiaror fioco sullo sparato della camicia e sulla fronte. Il capo gli si faceva grave e torbido, ma una calma nuova gli entrava nel petto. Si sentiva meglio, si veniva quietando nella confusa idea d'un bene vicino. Vedeva con soddisfazione inesplicabile, lì nel caminetto, il suo caro Ariosto fatto cenere e brage, vedeva e di tempo in tempo mormorava le parole misteriose: eden anto. Si stupì di trovare allora per la prima volta come si convenissero anche a lui, alla sua propria vita, che, nella mente scossa, gli comparve florida e lieta, piena solo di ardente amore per i suoi, per la verità e la giustizia. Quest'allucinazione della memoria gli generò poi un dubbio bizzarro, materia di stupore ancora e di meditazione profonda: come mai avesse potuto proporsi, anche un solo istante, di morir volontariamente. Pensò, pensò, non intese, sorrise di sè stesso. E qui il suo spirito intenerito passò a considerar la bontà e la grandezza di Dio, giunse a poco a poco al barlume di quest'altra idea che la Provvidenza faceva a lui, come al suo Ariosto, la grazia di sciogliersi in calore e luce, tranquillamente.
Qualcuno bussò all'uscio, e non udendo rispondersi, lo aperse pian piano con un timido «è permesso?»