— È permesso, avvocato — ripetè, entrando, quel prete che da tanto tempo era in traccia di lui. Pensò che Vasco, di cui vedeva la mole oscura, si fosse appisolato.

— Sono don Clemente — disse a voce alta.

Allora finalmente l'avvocato mormorò «servitor suo», si agitò un poco, tentando, per un'ossequiosa abitudine, alzarsi.

— Comodo comodo comodo — s'affrettò a dire don Clemente. Gli sedette accanto, mise fuori qualche frase sul freddo, sull'umido, sui piaceri del caminetto e dell'oscurità. Vasco non rispondeva mai.

— Mi son permesso d'incomodarla — disse poi il prete — perchè avrei da comunicarle qualche cosa su quel famoso frontispizio. Si ricorda che quando ebbi l'onore di fare la sua conoscenza, abbiamo parlato di un'edizione antica dell'Ariosto?

Eden anto — susurrò Vasco. — Sissignore.

— Appunto, eden anto. Ossia, Lei leggeva eden anto, e anche l'abbate Bottoni di Ferrara ha letto così; ma è un equivoco.

— Nossignore — susurrò Vasco.

— Scusi, non c'è dubbio. Non ci può esser dubbio. Se si ricorda, mi pareva licenziosetto quel greco, licenziosetto. Adesso mi hanno scritto da Roma. È una cosa conosciutissima. I caratteri sono sbiaditi, vede; possono trarre in inganno. Bisogna leggere F. DE NANTO abbreviazione di Franciscus de Nanto de Sabaudia ch'è il nome dell'intagliatore perchè Tiziano ha solamente disegnato. Questo stesso frontispizio lo ha l'edizione romana delle lettere del cardinal Bessarione contro i Turchi.

Vasco tacque.