— Me lo prometti? — ripetè affannosa — me lo prometti?

— Sì, sì — le risposi, e volevo soggiungere altro; ma ella si portò con tant'impeto la mia mano alle labbra che una commozione senza nome mi spense la voce.

— Guardami bene gli occhi — diss'ella, alzando il viso: — devi essere un pittore fedele.

— Mai mai — le risposi — non potrò descrivere i tuoi occhi magnetici!

Ella lo sapeva, glie lo avevo detto altre volte che non c'era espressione umana per descrivere il carattere singolare del suo sguardo. Sorrise tristemente e soggiunse ponendosi la mano sul cuore:

— Ma il più difficile è qui.

— Elena — le dissi con tenerezza — è per questo che piangevi, è per questo che mi hai fatto paura?

Fu allora ch'ella mi disse le parole amare di cui, dopo tanti anni, la memoria mi assale ancora di notte e nella solitudine. Le avevano scritto dalla Lituania; parenti poco degni di lei, forse poco leali, facevano appello, dopo una lunga storia, alla nobiltà del suo cuore, perchè ritornasse colà nella fredda patria; ed ella, sapendo che il clima e l'amore l'avrebbero uccisa, partiva l'indomani, con la sua fatale sete di sacrificio, per Vilno, dove nessuno la poteva seguire.

Vorrei dimenticare le folli cose che dissi e feci, malgrado la mia solita calma scettica, in quell'ora terribile; ma avrei spezzato il marmo del tavolo che tempestavo col pugno fremente, prima di piegar Elena con le preghiere o lo sdegno. L'accusai per ultimo di egoismo; le dissi che pensava solo a sè, sempre a sè; che metteva la virtù come un abito di Parigi e il sacrificio come un gioiello, per ammirarsi sopra ogni creatura. E subito le caddi a' piedi, le chiesi perdono.

— No — diss'ella, alzandosi — è forse meglio lasciarci così; si soffre meno.