Invano la supplicavo, la scongiuravo, sempre ginocchioni, trattenendole una mano.

— Si soffre meno — ripeteva — si soffre meno.

La sua voce lottava col pianto, ma vi si sentiva il dispetto di questa debolezza dei nervi; la mano che trattenevo mi fu tolta.

Sorsi in piedi. In quel momento suonò mezzanotte.

Elena, ritta, non mi parlava, non mi guardava, pareva aspettar ch'io partissi.

Tolsi dal volume di Leopardi, ch'era sul tavolino, un ramoscello d'olea fragrans postovi da lei per segno la sera innanzi, e dissi piano:

— Permette?

Allora ella mi guardò con quel suo sguardo divino di una volta, ma non fe' cenno nè disse parola. Posai il ramoscello; mi sentivo morire.

Mi fermai prima d'uscire, sulla soglia e mi voltai per un tacito saluto. Elena susurrò senza muoversi:

— Lei mi farà migliore e mi amerà più nel suo libro che viva.