Il domestico entrò ad avvertire che c'era la mia carrozza, ma che pioveva molto.
— La prego — mi disse Elena sorridendo, come per nascondere a colui la nostra emozione — un'altra goccia di rhum.
Mi accostai al tavolo barcollando come un ebbro, mentre il domestico usciva. La boccia di cristallo era vôta. Nei miei trasporti di prima le avevo fatto un'incrinatura sul fondo, e il rhum era colato silenziosamente sul pavimento.
— Ve n'è ancora per due — disse Elena.
Ell'aperse una piccola custodia nel suo braccialetto d'oro, vi raccolse, sorridendo fra le lagrime, l'ultima goccia di liquore che oscillava sull'orlo del cristallo, la povera ultima goccia del nostro tempo felice. Si recò il braccialetto alla bocca; ma, prima che lo porgesse alla mia, io colsi sul suo labbro l'umore ardente.
Ne serbo ancora nel petto un fuoco che solo la morte può estinguere: e sempre sempre, quando lavoro al libro in cui Elena rivive, tutto quello che mi esce veramente dal cuore ha la straniera fragranza, il fuoco fantastico di quella goccia di rhum.
QUINTO INTERMEZZO
CHOPIN
Opera, 17 — N. 4
(Parla una donna al marito, che giace sul letto, morto)
Placido posa il mio amore, nè un lieve respir si sente;