E suonò il campanello per far recare una lanterna a don Rocco, essendo la notte assai oscura. Ma, con sua grande sorpresa, don Rocco ne estrasse delicatamente una dalla tasca posteriore del soprabito.
— Cosa Le è venuto in mente? — esclamò la signora. — Mi avrà macchiata la sedia, adesso!
Si alzò malgrado le assicurazioni di don Rocco e, pigliata una delle candele che ardevano ancora sul tavoliere da giuoco, si chinò a considerar la sedia in questione.
— A Lei! — disse. — Vi metta il naso. No, macchiata; rovinata!
Don Rocco si chinò anche lui, aggrottò le ciglia sopra una larga macchia d'unto, un'isola nera nella tela grigia, susurrò gravemente «oh, sì» e rimase assorto in quella contemplazione.
— Adesso vada — disse la signora. — Quel ch'è fatto è fatto.
Parve infatti ch'egli aspettasse il permesso di alzare il suo naso posto in penitenza.
— Vado, sì — rispose accendendosi la lanterna — perchè adesso a casa son solo e ho anche paura d'aver lasciata la porta aperta.
In un batter d'occhio disse «felice notte» e scomparve, senza nemmeno guardar la signora.
Ella rimase sbalordita.