Io fui più volte per esclamare che tacessero, che comprendevo il tedesco! Se miss Harriet non fosse esistita, l'avrei fatto. Così, indovinando che si ordiva una odiosa trama contro di lei, e che, se la donna era forse più infelice che colpevole, l'uomo era certo un gran furfante, non mi tenni obbligato a farlo.

Perciò, quando deposi sulla riva di Castagnola quella coppia rispettabile, sapevo un poco anch'io chi erano, o piuttosto sapevo chi non erano. Non erano fratello e sorella, non erano Roberts, non erano inglesi. Probabilmente l'uomo non era neppure tedesco, perchè nel calore dell'ira gli udii pronunciare delle imprecazioni in una lingua a me del tutto sconosciuta. Non erano marito e moglie, non avevano una dimora in alcuna parte della terra.

Il bel cavaliere non aveva danaro, malgrado i mezzi che adoperava, secondo la sua dama, per procurarsene. La famiglia della dama ne aveva, e veniva onorata da lui col titolo di «banda di ladri» perchè non ne mandava. Dopo essersi amati, Dio sa per quanto breve tempo, quei due si odiavano l'un l'altro, ed era difficile intendere quale legame li tenesse avvinti. Per parte mia, pensai che l'uomo tenesse quella donna per interesse e ch'ella lo servisse per paura.

Egli le parlava con insolenza della sua passione per miss Forest e di un futuro matrimonio. Era un brutale capriccio, come doveva averne quel briccone, o credeva egli stesso che miss Forest avesse una ricca dote? Questo non lo so. Aveva imposto alla sua disgraziata schiava di aiutarlo ad entrare nelle buone grazie del professore Forest. Si capiva che la miserabile creatura, benchè combattuta da un ultimo senso di dignità e d'onestà, sarebbe stata contenta di questo matrimonio che l'avrebbe liberata da lui per sempre.

Nell'uscire di barca l'uomo mi domandò, ancora in italiano, quanto mi dovesse. Avendogli io risposto ch'ero già stato pagato, si strinse nelle spalle e se n'andò con la sua compagna.

Io avevo un amico a Castagnola. Andai a cercarlo e gli domandai se conoscesse i Roberts. Non no sapeva il nome, ma li riconobbe alla mia descrizione. Vivevano in una piccola villa sulla strada di Lugano. Si diceva che facessero commercio di gioielli orientali antichi e che la signora avesse la parte di far relazioni e di adescare compratori. Si affermava pure, con sicurezza, che il signore avesse avuto una condanna in Italia, per truffa. Erano a Castagnola da un mese e avevano la villa per un altro mese. Feci il tragitto da Castagnola a Oria con l'idea d'essere diventato un personaggio importante d'uno strano dramma, dove avevo la parte di salvare l'innocenza e di fulminare i suoi nemici. E poi, quale sarebbe il mio premio?

È strano che non potevo immaginare la gratitudine di miss Forest. Invece mi sentivo intorno al collo le braccia e sul viso i favoriti del suo vecchio padre, e non ero ancora abbastanza innamorato della figlia per immaginare con piacere questi austeri ed ispidi contatti.

Vivevo allora solo con una sorella maggiore nubile, una donna molto seria e positiva che aveva per me un'affezione materna, profonda, ma non cieca. Ella mi vide arrivare a casa tanto agitato che sospettò subito di qualche cosa. Le raccontai tutto, parlando il meno possibile di miss Forest, e il più possibile dei Roberts. Mia sorella non capì affatto la mia nobile parte nel dramma, disapprovò il mio scherzo, e mi disse:

— Non andrai mica, domattina, suppongo?

— Come non andrei? ma sì, certo, andrò. È il mio dovere di onest'uomo e di cristiano di andare.