Accasciata a terra, abbandonando il capo alla sponda di quel letto, stava la contadina presa dal colèra; una povera vecchia faccia di trent'anni, ch'era stata florida a venti e aveva ancora la bellezza di una mansuetudine santa. Suo marito, al primo vederla, capì cos'era e cacciò una bestemmia. Anche il figlioletto che lo seguiva, quando vide il viso nerastro di sua madre, ebbe paura e si fermò sull'entrata.
— Gesù Signore, mandalo via — mormorò la donna con voce fioca. — Mandalo via che ho il colèra. Va dalla zia, caro. Conducilo via tu e chiamami il prete.
— Vado — disse il marito.
Discese, spinse il ragazzo verso il cancello del cortile, ripetendogli:
— Va! Va dalla zia.
Poi andò sotto il porticato della fattoria, ne ritornò con una bracciata di paglia, se la portò in cucina, e risalì da sua moglie che s'era potuta, intanto, rovesciare con grande sforzo sul letto.
— Senti — diss'egli con insolita dolcezza — mi rincresce, ma se muori qui ci bruciano il letto, capisci? Pensaci. Ti ho portato della paglia in cucina, un bel mucchio.
Ella perdeva rapidamente la voce, non poteva più farsi intendere. Accennò fervorosamente di sì con la testa e fece uno sforzo inutile per scender dal letto. Allora l'uomo la prese in braccio.
— Andiamo — diss'egli. — Se creperò anch'io ci vorrà pazienza.
L'inferma lo pregò a gesti di darle un piccolo crocifisso d'argento, appeso alla parete, e, avutolo, vi affisse avidamente le labbra, discese come un corpo morto sulle braccia di suo marito, che l'adagiò alla meglio sulla paglia e andò in cerca del prete.