S. A. R. scendendo di carrozza a casa H. si trovò di fronte quattro o cinque amici prima che la sorella o il cognato, e ne parve molto malcontento. Salì rapidamente le scale, e disse che desiderava essere introdotto dai parenti. I parenti lo introdussero infatti, ma dietro a loro entrarono altri e la camera si riempì di gente. Il Principe si accostò al letto e si curvò sull'ammalato. All'eccitamento momentaneo di prima era successo uno stato comatoso.

«Mi conosce, caro senatore? — disse S. A. R. — Sono Adalberto. Sono venuto a farle coraggio. Ella ha lavorato tanto per la gloria Sua e del nostro paese. La ringraziamo, io e il popolo. Le auguriamo di ristabilirsi e di lavorare ancora.» Il Principe tacque, rimase curvo per un momento sul morente, poi si rialzò e disse sottovoce:

«Credo che non abbia inteso.»

La sorella di H. ringraziò piangendo S. A. Uno degli amici disse solennemente a voce alta: «Intenderà la Nazione, e intenderanno i posteri.» Il Principe non gli badò affatto e prese congedo dalla signora e da suo marito dicendo che, se potesse venir riconosciuto dall'infermo, ritornerebbe. Quando, partendo, attraversò il salotto, un individuo mal vestito, con un piede di barba, si mise ad arringarlo: «Vostra Altezza ha oggi compiuto uno di quegli atti...»

Ma Sua Altezza, non potendone più di quella compagnia, gli voltò le spalle e uscì.

***

Alla sera i medici giudicarono che vi fosse un miglioramento e che la notte passerebbe probabilmente senza novità. Il Senatore aveva guadagnato alquanto nell'intelligenza e nella favella. Verso le nove aveva domandato ai medici con voce abbastanza chiara quando fosse per venire il Re. Aveva proprio detto «il Re,» ma questo scambio di un Reggente per un Re era molto scusabile in quel momento della vita in cui tutti apprezzano assai più la sostanza che l'apparenza delle cose.

Gli risposero che il Principe... «Il Re, Il Re!» Voleva assolutamente un Re al suo capezzale e glielo diedero. Gli dissero dunque che il Re era venuto, che lui allora dormiva e che S. A... «Sua Maestà,» borbottò l'infermo: bene, che S. M. aveva promesso di tornar presto. Al tocco dopo mezzanotte, tutto essendo tranquillo, le persone di famiglia andarono a coricarsi. I due amici che erano di guardia quella notte non si coricarono, ma si addormentarono nelle soffici profondità di due grandi poltrone accanto al caminetto del salotto. Per dormir meglio avevano posto la lucerna a terra, dietro un'altra poltrona.

L'infermiera seduta accanto al letto avanzò il capo a guardar il malato. Si alzò pian piano e lo guardò più da vicino. H. aveva gli occhi chiusi, la respirazione regolare. L'infermiera mise il suo scialle grigio, uscì, attraversò in punta di piedi il salotto e disparve. Ritornò dopo cinque minuti, ancora chiusa nello scialle grigio. Il suo passo era diverso, più lento, più lungo e, vorrei dire, più largo; il passo insomma d'una persona molto cauta e molto incerta del fatto suo. Urtò leggermente in un tavolino e sostò un lungo minuto.