«Benedeto!» esclamò la siora Gegia vedendo entrare il fattore «xe ora? E sto paroco dunque?»

«Mi son qua de stuco» rispose il sior Toni.

La Nana si sentì gelare il sangue e non parlò.

«Cossa xe nato?» chiese la vecchia.

«Cossa vorla che ghe diga! La stria lo ga portado qua e la stria lo ga portado via.»

Le due donne lo guardarono, studiando il suo viso furbesco. La vecchia aveva i suoi sospetti e molti; trovandoseli vagamente confermati e ripromettendosi di sapere ogni cosa l'indomani mattina non domandò più nulla, diede una occhiata silenziosa alla nipote, spense uno dei due beccucci della lucernina e disse con tutta flemma: «Ben, andemo in leto».

Il sior Toni sospirò perchè invece di andar a letto doveva lavorare in mezzà almeno un'oretta. Vi era da pochi minuti quando l'uscio si aperse piano ed entrò la contessina:

«Un momento» diss'ella sottovoce. «Un momento solo! Cos'è questa storia della stria? Dica su presto!»

«Védela, contessina benedeta» rispose con un sorriso pacifico ma significante il sior Toni «no la xé miga una stria sola, le xé do. Quela zovene lo ga portado qua e quela vecia lo gà portado via. Ma gnente de mal po sala, gnente de mal».

«Sì, bravo, e come è andato via? Corse di notte non ce ne sono».