Il generale esitò un momento e rispose quindi con voce sommessa, ma ferma:

— No, Sire non sono il primo.

Il Re trasalì e piantò gli occhi in faccia a Heribrand che non abbassò i suoi.

— Che ne sa Lei? — diss'egli fieramente. Il generale allargò le braccia e chinò la testa come per dire: me ne rincresce, ma è inutile; lo so.

— Crede Lei — riprese S. M. con voce sconnessa dall'emozione — crede Lei avere il diritto? Non compì la frase, ma tenne addosso al generale gli occhi irritati.

— Nessuno ha osato mai! — diss'egli.

— Sire — rispose Heribrand, rialzando il capo — la mia coscienza non è a disposizione di V. M., ma il mio grado e le mie decorazioni lo sono.

— Questa è una risposta da scena — esclamò il Re — e non una risposta per me che ho una coscienza come la Sua.

Il generale, pallidissimo, pregò il Re di voler piuttosto punire che oltraggiare un vecchio servitore sincero, e gli chiese licenza di ritirarsi. Il Re rifiutò con un gesto violento.

— No, — diss'egli — voglio essere più generoso di Lei e mostrarle che vi è un'altra persona superiore alle sue insinuazioni, ai suoi sospetti, a tutte le bassezze di cui è pieno il mondo!