Sostenni con calore, con troppo calore, che ciò non era esatto; e cercai quindi scusarmi dalla taccia di malignità, dissi che quando ero ridicolo io stesso ne avevo il senso acuto ed esilarante.—Sei maligno verso di te—rispose Violet—E in me troverai tu mai il ridicolo?

—Che peccato!—risposi sospirando.—Temo di no.

XLI.

I versi che seguono furono probabilmente scritti alcuni giorni dopo Heidelberg perchè so di averli pensati alla finestra dell'albergo, appena sorta la luna; e ricordo ch'era oltre la mezzanotte. La luna si alzava a sinistra, rossastra e falcata, di là dal Reno, sopra Ingelheim; un obliquo raggio dorato tagliava le tenebre del fiume.

—Sai—dissi a Violet l'indomani mattina in presenza degli
Steele—stanotte si è trovato il tesoro dei Nibelunghi.

Lo dissi con un tale accento di sincerità che la signora Steele si lasciò sfuggire un oh!

—L'ho trovato io—soggiunsi—Ed è tutto per miss Yves.

E le diedi questi versi:

Sorge la luna e l'oro
Brilla nel fiume nero;
Lo splendido tesoro
Toglier a l'onda io spero.

Rugge il Reno, i giganti
Pioppi fremon su i lidi,
Mi corre il vento avanti,
Mi cinge d'alti stridi.