Il fulgido tesoro
Nel sacro Reno immerso
Pe' tuoi capelli d'oro
Rapisco nel mio verso.

Or buia piange l'onda
I suoi perduti rai;
A la tua testa, bionda
Non si torran più mai.

Dovevamo andare a Bingen, quella mattina, col vaporetto e quindi al Maüsethurm, e ci eravamo dato convegno allo sbarco. Violet vi era andata quasi un'ora prima per farvi uno studio di acqua e di cielo. Prese i versi e mi ringraziò con un lungo sguardo mentre gli Steele consideravano il suo lavoro.

—Violet lo ha già dipinto e Lei lo dipingerà, il nostro Reno—mi disse la signora Steele.

—Lo ha già dipinto anche lui—mormorò Violet.

—Io?—esclamai, sorpreso.

—Pare di sì—disse la signora Steele con un sorriso interrogativo.

—Ma è la prima volta—replicai—che vedo il Reno.

—Faccia così—disse il signor Steele—ce lo dipinga adesso, ci scriva cosa vede. Sentiamo come vede un poeta e sapremo se dipinge meglio Lei o miss Yves.

Gli Steele erano come ragazzi che quando passa loro per la testa un'idea assurda se ne ubriacano e nessuno è capace di levargliela. Non ci fu verso ch'io potessi sottrarmi a un tale capriccio quantunque mi sentissi ridicolo. Avrei creduto che Violet mi aiutasse; invece si unì agli altri due contro di me e volle darmi ella stessa la carta e la matita.