«Io fuggo a te, mi aggrappo a te; dimmi, per amor di Dio, che niente, che nessuno ci potrà mai dividere.

«Non voglio che tu gli parli, non voglio che tu lo veda. Non temo già ch'egli ti possa raccontare più ch'io non raccontai, ma sento che ha ragione quando dice come l'ho amato, come il mio amore pareva inestinguibile, com'io stessa lo credevo tale e quanto è doloroso che anch'io sia come tutte le altre che possono amare due volte. No, egli ha gravemente mancato verso di me e non è in diritto di dolersi se ti amo; ma tutti quelli che hanno fede nella nobiltà umana sono in diritto di dolersene, e tu stesso, ascoltando ciò da lui, non avresti che a piegar la fronte. Ora io non voglio che tu pieghi la fronte davanti ad esso, per causa mia, mai!

«Io non voglio più pensare a lui nè alla sua minaccia d'uccidersi; ne l'ho rimproverato come d'una viltà, e non posso aver altri doveri. Ora voglio solo esser tua, irrevocabilmente tua il più presto possibile, e poi andar lontano; dove ti piacerà, ma ben lontano.

«Vieni alle nove; ho già parlato a Steele per affrettare il matrimonio; Paolo è un caro amico pieno di zelo, e, per fortuna, si trova in ottime relazioni col vescovo di Magonza. Combineremo tutto.»

Ho già detto come i nostri amici non approvassero che si facesse a Rüdesheim il solo matrimonio religioso, salvo a fare il civile in Italia. Ora le pratiche per il matrimonio civile erano bene avviate ma non compiute, e lo stato di Violet appariva tale che Paolo mi disse—adesso è una questione di vita o di morte—e partì immediatamente per Magonza.

Eravamo a martedì, e la prima pubblicazione, sì a Rüdesheim che in Italia, doveva farsi alla domenica seguente. Non so come l'amico Steele abbia potuto persuadere il vescovo; insomma, vi fu uno scambio di telegrammi fra Magonza e Roma, e venerdì a mezzogiorno arrivò la dispensa di tutte le pubblicazioni. Fu lo stesso Paolo che la portò a Rüdesheim. Eravamo nel salotto della sua villa quando egli entrò. Violet lesse subito nel suo viso che la dispensa era ottenuta, che fra poche ore sarebbe diventata mia moglie; si fece pallida pallida e si strinse le mani sul petto. Io ringraziai Steele con un abbraccio silenzioso.

—Siate sempre così felici—disse la signora Emma abbracciando la mia fidanzata.

—Povera mamma—susurrò Violet singhiozzando,—povero padre mio!

—Sono qui con te—le rispose, pure commossa, l'amica sua.—Non li vediamo, ma sono qui per benedirti, per affidarti a tuo marito.

Violet mi stese la mano, coprendosi gli occhi con l'altra.