—Ti ricevo da loro—dissi stringendo quella mano.—Li sento tutti…
Non potei continuare. Allora ella venne a me con un viso così dolce e grave, mi posò le mani su le spalle e mi mormorò all'orecchio:
—Sì, caro, anche il padre tuo, anche la mamma tua. Sono qui. Li amo tanto.
Uscii insieme a Steele per intendermi col parroco circa l'ora della cerimonia nuziale. Io ero sotto l'incubo di una preoccupazione gravissima. Avevo ricevuto nel mattino una lettera di colui, colla data di Bingen; due sole righe in cui mi chiedeva un colloquio per l'indomani. A Violet non ne avevo fatto parola; ma ora dovetti parlarne a Steele perchè s'adoperasse meco a ottener dal parroco che il matrimonio venisse celebrato con segretezza, nel cuore della notte. Colui era a un quarto d'ora da Rüdesheim, certo si teneva informato, e Dio sa che avrebbe fatto se fosse venuto a sapere ciò che si preparava. Il parroco si persuase sulla nostra parola che le stesse gravissime ragioni per cui s'era accordata la dispensa, richiedevano che il matrimonio avesse luogo alle due antimeridiane. Così potevamo passare, dopo la cerimonia nuziale, dalla chiesa alla stazione per prendere, alle tre, il treno del Sud e andare, non sapevo ancora se fino a Triberg o se solamente, per quel primo giorno, fino a Stuttgart.
Quando riferimmo quest'accordo alle signore, la signora Emma se ne meravigliò assai; non si poteva dar pace che fosse stata scelta un'ora così incomoda e romanzesca. Perchè non si poteva partire col treno di mezzogiorno e fare il matrimonio alle nove o alle dieci? A questo modo Violet non potrebbe neanche mettere il suo abito bianco di sposa, sarebbe costretta di andar all'altare in toletta da viaggio.
Risposi che preferivo viaggiar di notte, evitare il sole e la polvere almeno per qualche ora. Violet sorrideva. Vedevo bene ch'ella stessa, in fondo, trovava singolare la mia idea, ma le bastava che venisse da me per accettarla e difenderla. Tremavo non si accorgesse dei cenni che Steele veniva facendo a sua moglie perchè si chetasse. Fortunatamente non ne fu nulla.
—Venga—mi disse la signora Emma;—guardi, uomo barbaro e crudele.
E mi fece vedere spiegato sopra un letto, nella camera vicina, accanto a due scarpettine di raso, l'elegantissimo abito bianco della mia fidanzata. Mi parve, in quel punto, esser tratto con violenza nella intimità della bella persona che doveva appartenermi, diventarne ed esserne riconosciuto signore; e n'ebbi una stretta di piacere.
Violet pensò forse la stessa cosa, perchè arrossì fino al collo.
Mi congedai in fretta e corsi all'Hôtel Krass, dove avevo bisogno di parecchie ore per disporre le cose mie.