—Sì, sì, sia fatta la Sua volontà, ma se io vado avanti non ti devi accorare, devi essere certo che sono con te, sempre. Con Dio e con te.
Passi e voci nel giardino; Violet si ritirò.
Erano Paolo Steele e il mio testimonio che non avevo mai veduto nè tampoco inteso nominare. Paolo aveva la faccia d'uno che ha giuocato qualche bel tiro al prossimo e se la gode; quell'altro, una figura gotica in giubba e cravatta bianca, con un palmo di collare sulla nuca e due braccia di coda sotto la schiena, con una tuba enorme da museo, aveva l'aria di sognare ancora e mi fece due o tre inchini rispettosi e spaventati come s'io fossi stato l'imperatore della China.
—Ah Ella è qui!—fece Steele.—Passando dall'Hôtel Krass m'era parso veder un'ombra entrar nella stradicciuola fra il giardinetto e l'albergo e credevo fosse Lei.
Quest'ombra nei pressi dell'Hôtel Krass mi colpì e mi dispiacque.—Oh—disse Steele—sarà stato un forestiere romantico.
Mi presentò l'altro signore, e poi, impaziente di farlo vedere in quel costume, corse a chiamar sua moglie che rise in faccia al povero diavolo senza tante cerimonie. Venne subito anche Violet ma nè lei nè io avevamo voglia di ridere malgrado i cenni e le smorfie dell'amico Paolo. A mezzanotte fummo chiamati a cena con grande stupore del signor Bröhl, mio testimonio, il quale prese il suo coraggio a due mani e domandò segretamente a me se queste nozze si facevano davvero o se non era tutta una graziosa burla del suo ottimo amico.
La cena non riuscì molto allegra malgrado le brillanti descrizioni che Paolo veniva facendo della sua visita notturna al signor Bröhl. Violet ed io non eravamo in grado di prender cibo, e ci erano poi anche troppi lumi, faceva un gran caldo; per le finestre aperte si vedeva un lampeggiar frequente, si udiva qualche rombo sinistro di tuono. Verso la fine bevemmo il generoso Rüdesheimer dell'ospite, e la signora Emma che sapeva dell'altro Rüdesheimer bevuto nel bosco di Eichstätt, mi pregò di ripetere i versi fatti per Luise. Steele osservò che ora avrei dovuto dire il primo così:
A te, mia bionda sposa, il bevo il vino biondo,
e s'incaricò egli stesso di un brindisi poetico a Violet. Poi volle costringere il povero signor Bröhl a farne uno a me. Questi si schermiva quanto poteva, protestando di non essere poeta.
—Ma, santo Dio,—gridò Paolo—alza il bicchiere, di' «evviva lo sposo» e poi bevi!—Bröhl alzò il bicchiere; in quel punto scoppia un tremendo tuono, Bröhl lascia cadere il bicchiere, il vino salta in aria, la signora Emma strilla, Paolo fa dello strepito per quattro e il mio infelice testimonio resta di sasso. Stavolta Violet rise di cuore e non posso esprimere la gioia che n'ebbi. Mi parve che quel riso limpido portasse via dall'anima sua le ultime ombre di tristezza.