Al tocco e mezzo cominciava a piovere e le carrozze non erano ordinate che per portarci dalla chiesa alla stazione. Ci avviammo subito alla chiesa onde evitare l'acquazzone imminente. Non si passò all'Hôtel Krass; perciò non potei vedere se l'ombra scoperta da Steele ci fosse ancora. Del resto pioveva e sarebbe stato ben difficile a ogni modo che io la discernessi. La chiesa non era ancora aperta e si dovette aspettare più di cinque minuti alla pioggia che allora cadeva dirotta. Anche lì, nessuno.
Quando finalmente potei inginocchiarmi accanto A Violet nella chiesa tenebrosa temo non aver saputo ringraziar umilmente Dio di avermi data, anima e corpo, la parola udita in sogno; temo aver consentito ad un movimento d'orgoglio, pensando alla mia lunga guerra vinta con la costanza e la forza. Violet dal canto suo pregava col viso chino sul banco e allorchè si accesero i lumi dell'altare mi disse che aveva tanto pregato di potermi render felice.
Incominciò il rito nuziale. Prima di rispondere in tedesco alla domanda del sacerdote risposi sì, in italiano, e mi pare aver udito pure dalle labbra di Violet un impercettibile sì. Eravamo un solo, oramai; un solo anche nella riverenza della cara lontana Italia, madre mia. Si udì una carrozza giungere rumorosamente e fermarsi alla porta; il prete ci disse gratulor, gratulor salutandoci a due mani, io diedi il braccio a mia moglie ed uscimmo, Dio mio, quanto felici!
I bagagli di Violet erano già alla stazione, ma salendo in carrozza ella s'accorse di aver dimenticato in camera certe chiavi. La stazione di Rüdesheim, rispetto alla villa Steele, è proprio all'angolo opposto del borgo e la chiesa cattolica sta presso a poco nel mezzo. Non c'era moltissimo tempo da perdere dovendo far la spedizione dei bauli; e Paolo si offerse di andar lui in cerca delle chiavi per raggiungerci poi alla stazione. Accettammo. Intanto pioveva sempre a dirotto.
I bagagli erano molti e l'impiegato alquanto sonnacchioso; ci volle del buono prima che venisse a capo di spedirli. Mentre io attendevo a questo Violet e la signora Emma erano sole nella sala di aspetto perchè avevamo mandato a casa il signor Bröhl. A un tratto udii la voce di Paolo che rideva colle signore e faceva suonar le chiavi. Corse subito da me vantandosi a gran voce di aver fatto presto, e, quando mi fu vicino, mormorò:—attenzione, perchè l'uomo di Bingen è qui.
Il mio primo movimento fu di uscire e affrontarlo. Finsi di parlare a Paolo dello scontrino che avevo in mano e gli chiesi se colui fosse nella stazione.
—No—rispose—l'ho visto suonare all'Hôtel Krass. Avrà dei sospetti e vorrà sincerarsene.—Respirai. Sperai che avessero tardato ad aprirgli, a intenderlo, a rispondergli. Fra cinque minuti doveva arrivare il treno; sperai partire prima che egli venisse alla stazione, fargli perdere le nostre traccie.
—Adesso vi lasciamo—mi disse Steele.—Se lo trovo lo trattengo.—Raggiungemmo le signore; Paolo prese il braccio di sua moglie.
—Senti—diss'egli—forse questa povera gente non ha la fortuna di trovare un coupè vuoto. Regaliamo loro cinque preziosi minuti di solitudine.
La signora aperse la bocca per protestare, ma una stretta eloquente del braccio di suo marito gliela fece chiudere. Nè lei nè Violet capivano quest'idea, e Paolo non lasciò loro il tempo di pensarvi. Appena potei abbracciare questo incomparabile amico e dirgli una parola di gratitudine. Egli trascinò via sua moglie e disparve nella pioggia.