—È vero—diss'ella.—Non ci avevo pensato. Ma crede Lei che si possa veramente trovare una Luisa? Che ci sia qualcuno davvero incapace d'amare due volte in qualunque circostanza?
—Sì signora.
—Io no. Ho cento volte meno fede di Lei nell'ideale, io.
La sua voce era così sommessa! Pensai sentirvi un'amarezza tanto profonda che ne rimasi muto, accorato. Ma ruppi subito il silenzio, affrontai per istinto l'argomento dove sentivo un'ombra e un pericolo. Dissi che vi è, sì, una sublime poesia nella creatura mite, umile, di fantasia scarsa e di cuore profondo, che ama una volta sola; ma che vi hanno pur nature nobili, tanto impetuose di cuore che facilmente si feriscono nel loro slancio, perdono, per così dire, i sensi dell'amore e della fede, giacciono come morte, come aquile stordite dal fulmine; ma poi si muovono, si alzano, si slanciano ancora. Sono nature ricche di energia vitale, forti di volontà, alate di fantasia, che amerebbero una volta sola se s'incontrassero; nature attive e potenti che amano come il cielo ama la terra nelle tempeste di primavera, sciogliendo in un'altra anima ogni intimo gelo, traendone tutto ch'è vita, ch'è verde e fiore.
Mrs. Yves mi guardò senza rispondere. Non sono io un morto che parla, non posso dire il vero senza rispetti umani? Bevvi nel suo lungo sguardo un'ammirazione inebbriante. Solo per questo rispetto della vanità fui sempre, amica mia, poeta vero; prima di amare come amo adesso dubitavo del paradiso, non sapendo come vi si potesse avere ammirazione o esser felici senza di essa. Mi parve che il lungo sguardo dicesse pure: è proprio così? Lo ha provato Lei? La signora non proferì parola e aperse il volume di Leopardi.
—Volevo anche domandarle qualche cosa di Leopardi—disse, sfogliandolo.—Amo tanto Leopardi, io. E lei, ama più Leopardi o Manzoni?
—Leopardi.
—Oh, anche Lei. Come ne sono contenta! Non è vero ch'è più grande?
—No, è assai meno grande, ma lo amo di più.
—Oh,—diss'ella chiudendo il libro,—non capisco questo. Mi spieghi.