Tutti risero, meno Violet ed io. Topler si pose a frugare nel suo portafogli.

—Credo di dover principiare da questo signore che non parla—diss'egli accennando del capo al suo compagno, una faccia buona e insipida che in fatto non aveva aperto la bocca due volte.—Prima però devo ricuperare la carta di visita del signore italiano, perchè il suo nome è bellissimo, ma molto più facile a conservare nel mio taccuino che nella mia memoria.—Il signor Treuberg—ripresa dopo aver trovata la mia carta—il signor*** Devo fare esercizio di pronunciare questo nome. Il signor***, la signora Treuberg, la signorina Tecla von Dobra e la signorina Luise sua sorella.

Restava Violet. Un lampo sincero degli occhi suoi mi disse: evitate questa commedia! Ma era troppo tardi.

—Il signor***—ripetè Topler coscienziosamente—miss Yves.

Io salutai e Violet non potè a meno di piegare un poco il capo. Per fortuna il treno entrava allora in una lunga galleria ch'è tra Pappenheim e Dollnstein; nessuno badò più a noi. Topler era ansioso di guardare il paesaggio, mi faceva vedere, con grandi esclamazioni, gli scogli bianchi sparsi per il verde delle praterie. Poi un gran sasso con poche rovine in testa e poche casupole ai piede, cinto di mura medioevali, lo trasse fuori di sè.

—Presto siamo ad Eichstätt—osservò la biondina, la signorina Luise. Allora Topler parve tornare dal cielo in terra.—Le bottiglie?—diss'egli.—Avete le bottiglie?—Il signore taciturno lo rassicurò; le bottiglie c'erano. La signora Treuberg, che pareva la più legata con i miei amici di Monaco, disse una parolina all'orecchio di Topler. Questi si volse a me tutto esultante:

—Queste signore le fanno un invito—diss'egli.—Lei sa cos'è il nostro Maiwein?

Confessai che non lo sapevo.

—Lo saprà oggi. Queste signore le offrono di far colazione con noi nel bosco.

La signora Treuberg confermava sorridendo. Ella mi spiegò che la città di Eichstätt è lontana dalla stazione e che un sentiero vi conduce attraverso il bosco, dove si farebbe colazione. Se andavo con loro avrei potuto raccontare ai comuni amici di aver veduto il Bahnhofswald ch'essi avevano molto caro.