L'anima mia era tanto presa da un solo pensiero, era tanto attenta ai menomi casi di ogni momento, che se non l'avessi riveduto più tardi non ricorderei il quieto verde grembo del Giura di Franconia, dove la solitaria stazioncina di Eichstätt si affaccia alle rotaie fra colli selvosi e deserti. Un signore, salutato allegramente da' miei compagni di viaggio, venne allo sportello ed aiutò Violet a scendere, mentre il dottor Topler agitandogli incontro le braccia, vociferava non so che cosa a tutta velocità.—Il mio signor fratello!—mi disse fra una schiamazzata e l'altra:—Toplerus junior!—Egli ed io scendemmo gli ultimi. Intanto il fidanzato di miss Yves parlava colle signore stando a fianco di Violet, pallida come una morta. Se ne scostò un momento per porger la mano a suo fratello e aiutarlo a discendere. Questi mi presentò; ci scambiammo un cenno di saluto senza stringerci la mano. Il signor Topler juniore parve non aver capito molto di questa presentazione e mi guardò tra l'ossequioso e lo sbalordito, fino a che suo fratello lo spinse via a due mani brontolando e additandogli Violet, che s'era incamminata verso la stazione senza attendere il suo braccio.
Egli era piccolo e tozzo di statura, mostrava circa quarantacinque anni. Aveva i capelli bruni, i baffi biondi, corti, una fisionomia poco intelligente, una simpatica guardatura, piena di timidezza e di bontà; aveva nell'insieme l'aria dell'uomo più felice e più impacciato di questo mondo. N'ebbi una impressione inesplicabilmente penosa. Non mi sentii geloso di lui; lo giudicai alla prima occhiata di coloro che noi uomini volentieri vantiamo alle donne come degni di essere amati, sapendo che non li ameranno. Ciò che io provavo somigliava al rimorso, alla improvvisa coscienza d'una slealtà. Non avrei dovuto io dirgli ch'ero per lui un nemico mortale? La limpida sincerità del suo sguardo mi strinse il cuore.
Mentre Topler seniore mi guidava a consegnar il mio bagaglio all'omnibus, udii la dolce voce, ancora più fioca del solito, dire qualche cosa che suscitava proteste e lamenti, specialmente della signorina Luise. Pareva che miss Yves proponesse di rinunciare alla colazione nel bosco, che temesse del tempo o che fosse stanca. La biondina aveva quasi le lagrime agli occhi e offriva le braccia dei fratelli Topler per portare l'amica sua; il fidanzato, che aveva certo apparecchiate grandi cose per la refezione, non osava insistere e guardava mogio mogio ora noi, ora miss Yves, ora le sue provvigioni; queste ispiravano al flemmatico signor Treuberg una repentina eloquenza contro la proposta. Topler seniore intervenne con l'usato impeto e annunciò poi a me, che mi tenevo un poco in disparte, come il maiwein si sarebbe fatto e bevuto nel bosco. Infatti vidi scintillare il visino della signorina Luise, che cinse con un braccio la vita di Violet, le baciò una spalla, corse avanti saltellando, trillando, battendo le mani e poi si voltò per dirle in faccia, con uno slancio d'effusione, due versi di cui non avrei mai capito il primo senza l'aiuto del dottor Stephan:
Du, mei flachshaarets Deandl,
I hab di so gern.
Avevamo a fronte le ripide salite ombrose del Bahnhofswald. Mi parve che miss Yves faticasse molto. Il suo fidanzato le parlava e le parlava, tutto premuroso e umile; si capiva che ringraziava, si scusava, che sospirava una parola affettuosa.
Ho davanti a me, in questo momento, alcune foglioline secche, alcuni anneriti fiori di Waldmeister del bosco di Eichstätt. È solo nell'immortale pensiero umano che la bellezza e la giovinezza della natura diventano pure immortali. Se chiudo gli occhi vedo vivo in me il fiorellino bianco quale Topler seniore e il signor Treuberg me lo fecero osservare nelle prime frescure dei faggi. Sento il suo mite odore nell'odor forte e vitale del bosco, odo il cicalìo dei fringuelli e dei tordi, le voci e le risate delle signorine sparse davanti a noi, nel profondo verde, in cerca di Waldmeister. Solo non odo nè vedo Violet, che ci segue col suo fidanzato. Le signore ora compaiono, ora scompaiono sui dorsi e dentro i seni della costa, si gettano strilli di gioia ad ogni conquista, ci domandano degli sposi.
La signora Treuberg gridò a suo marito di andar a vedere se miss Yves si sentisse male. Il signor Treuberg, che s'era fermato a soffiare e a farsi vento col fazzoletto, prese un'aria malinconica e discese.
—Adesso non sarà buono a risalire—mi susurrò il dottor Topler.—Io La prego di non prendere quest'ottimo signor Treuberg per un esemplare della nazione tedesca!
Dibattè le mani in aria, scotendo via, a capo chino, un frettoloso riso muto.
—Prenda me, piuttosto—diss'egli poi—prenda mio fratello, benchè noi siamo molto diversi!