Guardò in giù. Non si vedeva ancora nessuno.
—I Tedeschi sono spesso buoni e pazienti—soggiunse—come cammelli; e spesso s'innamorano come non so quale altra bestia più romantica. Questi due lati del carattere tedesco li ha mio fratello. Voi lo vedete, pare pieno di birra ed è pieno di chiaro di luna. Quanto a pazienza, vedrete che adesso verrà su con miss Yves in un braccio e il signor Treuberg nell'altro. Io sono molto diverso, molto diverso.
Intanto la signorina Luise e sua sorella litigavano poco lontano per alcuni fiori che la prima aveva colti e che l'altra diceva non esser vero Waldmeister. Adesso la vocine della biondina parevano piccoli colpi di becco. Rideva, ma credo che avrebbe pianto volentieri. Chiamarono il dottor Topler, e poichè con lui riuscirono solo a litigare in tre, chiamarono poi anche suo fratello e il signor Treuberg, appena sopraggiunti. Così rimasi solo, per un momento, con miss Yves.
Ella pallidissima, si diede subito a chiamare la signora Treuberg con la sua voce soave che moriva a due passi.
—Violet—diss'io. Non aggiunsi altro, ma forse non avrei potuto dir niente di più appassionato e umile. Ella mi guardò, malgrado sè stessa, un istante. Pareva uno sguardo severo, ma v'era bene in fondo l'amore. Gli occhi miei ne dovettero brillare, perchè si affrettò a dirmi:
—Quello che fa, Le pare leale?
Una luce mi balenò in mente e risposi con impeto:
—Lo dirò.
—Dio, no!—diss'ella.
Non fu possibile parlare, ma io ero felice della mia e della sua risposta. Era un'acuta dolcezza di sentirsi supplicar da lei con tanta angoscia, di sentir che non si teneva sicura del suo proposito, dell'avvenire.