A te, bionda fanciulla, io bevo il vino biondo,
Il riso del tuo sole, de' colli tuoi l'odor.
Bevo e mi veggo sorgere dentro al pensier profondo
Il Reno sacro, i clivi, torri, vigneti e fior.

Bevo ed il vin divampami nell'estro suo straniero,
Mi batte ed arde un novo cor di poeta in sen.
Bevo e mi bacia un alito, un'anima, un mistero
Che dal più dolce fiore de la foresta vien.

Violet fu richiesta di tradurre a voce le due strofe, e le tradusse speditamente, facendomi ripetere ciascun verso. Solo gli ultimi due la fecero esitare. Tradusse mi bacia con ich fühle (io sento), e provai in questa infedeltà la squisita dolcezza di essere inteso.

Ammirai quindi la sua perfetta disinvoltura nella parte che si era imposta di parlarmi o farmi parlare con lei. Tanta forza di volontà e di intelligenza era una rivelazione per me, che n'ebbi uno slancio d'orgogliosa gioia e compresi forse per la prima volta quanto sarebbe stata potente la unione delle nostre anime. Solo una volta smarrì, voluttuosamente per me, la signoria di sè stessa. Si parlava di letteratura. Mi avevano fatto confessare ch'era la mia occupazione, e il professor Topler, il fidanzato, mi disse, alludendo al brindisi, che d'allora in poi mi avrebbe ispirato la musa tedesca.

—Oh no!—esclamò Violet.

Tatti la guardarono sorpresi ed ella arrossì forte. Cara, non voleva ch'io rinnegassi l'arte della mia patria. La ringraziai cogli occhi, le dissi col pensiero che poteva star tranquilla; e risposi al fidanzato che, viaggiando in Germania, il Rüdesheimer, il Waldmeister, i ricordi di grandi e amati poeti potevano bene ispirarmi un momento, ma che mai non mi sarei legato ad alcuna musa straniera; nemmanco, aggiunsi con intenzione, alla musa inglese che pure aveva un vero fascino per me.

Topler seniore andava facendo da un pezzo segni d'impazienza e proruppe a esclamar che suo fratello non capiva niente, che portare il patriottismo nell'arte non era degno di un tedesco nè, con mio rispetto, d'un poeta.—Tutta la poesia—diss'egli—ch'è buona solo per voi italiani o solo per noi tedeschi, eccola!—e buttò a calci una bottiglia vuota giù per la china del bosco. Il professore cercò di giustificarsi, ma non aveva affatto inteso la questione. Suo fratello crollava a furia il capo e le spalle e si volse a me senza dargli più retta.—Geklingel—diss'egli—und nichts weiter*.

* Suono e niente altro.

—No, no—disse Violet sorridendo.—Lei è stato troppo cattivo, credo, con quella povera bottiglia. Credo che vi sarà stato dentro ancora qualche profumo del Reno e di Waldmeister.

Ella parlò quindi con graziosa semplicità della poesia puramente nazionale, della poesia popolare così ricca di fragranze naturali. La sua voce pareva anche più melodiosa del solito. Si dolse lievemente di non poter cantare alcun Lied, e sorrideva dicendolo; ma le si vedeva la tristezza amara negli occhi. Forse neppure lei aveva perfettamente intesa la questione, ma pure fummo tutti d'accordo contro il dott. Topler che per l'inno alla Campana di Schiller avrebbe dato tutto il Wunderhorn. La signorina Luise batteva i piedi dal dispetto: Dir male dei suoi cari Lieder! Così graziosi, so nett! Non aveva dunque affatto cuore il dott. Topler?