Topler juniore la pregò di cantarne uno.—Sì signore—disse ella—perchè Lei è stato buono—e cantò con un fil di voce ma con grazia incomparabile, queste strofette in dialetto ch'ebbi più tardi da lei stessa, manoscritte. Non ne intesi, allora, una sola parola.

Und a gschnippigi gschnappigi
Dalketi dappigi
Na das is aus
Muasst es hab'n im Haus.

Aber a willigi billigi
Rührigi, gfürigi
Das is a Leb'n
Ko koan lustigers geben.

La cara fanciulla cantava appoggiata al tronco d'un faggio. Bionda, elegante, col suo bel visetto lucente di gaiezza e di malizia, pareva bene una piccola fata scherzosa della selva tedesca. Intanto sua sorella andava silenziosamente cogliendo fiori, la signora Treuberg, alquanto rossa in viso, guardava spesso i due fidanzati con una curiosità per me incomprensibile, Violet guardava alla sua volta, sorridendo, il vecchio Topler che seguiva attentamente la canzonetta con una mimica strana della fisonomia. Quanto allo sposo, poichè la signorina Luise cantava per lui, egli compieva con ogni scrupolo il suo dovere di tenerle gli occhi addosso. Non aveva una fisonomia mobile ed espressiva come quella di suo fratello; mi parve tuttavia vedervi un'ombra di turbamento. Pure il signor Treuberg gli faceva, ridendo, dei gesti, malgrado le occhiate di sua moglie, come per dirgli che la canzonetta pareva fatta apposta per lui. Avrei voluto poter godere a cuore tranquillo della graziosa scena che pareva tolta da una vecchia vignetta tedesca. Gli abeti sparsi tra i faggi improntavano di tristezza nordica la poesia del verde, dei fiori, delle macchiette; quanto al costume non mi era difficile immaginare un codino dietro all'arguto viso imberbe del vecchio Topler e molta cipria sulla testa bionda della signorina Luise. Ma col cuore che avevo, l'idea mi venne e mi passò ad un punto.

Quando la piccola fata ebbe finito il suo Lied, solo miss Yves le disse—brava.—Tutti gli altri mi parvero imbarazzati, meno il dottor Topler che taceva e durava a guardare la giovinetta col suo sorriso acuto. Ero incerto se domandare o no il significato delle strofette misteriose, quando la signora Treuberg propose di partire, e tutti si alzarono con un'aria di contentezza. Mi proponevo d'interrogare il mio amico Topler, ma Violet lo rimproverò dolcemente di averla abbandonata nel primo tratto di via e lo pregò di non ricadere in fallo. Soggiunse che avrebbe forse avuto bisogno di un secondo cavaliere. Mi accompagnai alla signora Treuberg e mi arrischiai a parlarle della canzonetta.—Non era a posto, non era a posto,—mi rispose.—Erano lodi di una sposina molto allegra e molto svelta. La nostra povera amica non può essere così.—Vidi che la biondina aveva intesa la propria storditaggine: per meglio dire, sua sorella gliela aveva fatta intendere. Prima n'era rimasta tutta mortificata; poi si era messa attorno a Violet, con mille carezze, con mille premure.—Povera amica!—susurrò la mia compagna.—Oggi cammina peggio del solito.

Si uscì, dopo brevi passi, all'aperto, sul dorso quasi piano della collina, dove un viale volge a sinistra verso Eichstätt invisibile nell'altra valle, e a destra corre via lungo e diritto l'orlo del bosco. Ricordo il liquido canto, davanti a noi, d'un'allodola perduta nella immensità serena. Violet si fermò come per ascoltarla. Gli altri discussero intanto se scendere direttamente ad Eichstätt o prendere a destra e scendere per il Parkhaus e le Anlagen.

—Temo—disse Violet—di dovermi riposare un poco al Parkhaus. Sono molto stanca.

Vidi tosto che non si trattava di sola stanchezza. Il suo fidanzato, mezzo tramortito, guardava lei, guardava suo fratello, non sapeva che si fare, aveva manifestamente paura di riuscire importuno per troppo zelo, mentre io subivo il crudele tormento di dovermi mostrare presso che indifferente. Violet desiderò sedere un poco e poi si ripose in cammino appoggiandosi alle sorelle von Dobra. Non diceva cosa si sentisse, ma aveva bisogno di fermarsi a ogni due passi. La signora Treuberg disse piano al vecchio Topler che sarebbe stato bene far salire un medico al Parkhaus. Topler alzò gli occhi al cielo.

—Scenderà con lei—mi diss'egli.—Adesso li accompagniamo sin presso al Parkhaus e poi noi due prendiamo le Anlagen.

Nel congedarmi dalla comitiva, dissi a Violet che sarei forse rimasto qualche tempo ad Eichstätt, e che speravo rivederla e in buona salute. Mi rispose ch'era ospite della signora Treuberg. Questa mi aveva già invitato a casa sua.