—Povera rosa!—diss'ella.
Le presi la mano, gliela strinsi forte, ripetei:—povera rosa!—Subito gli occhi suoi s'empirono di lagrime.
—Starà con me—dissi—sempre con me. Nessuna rosa mi sarà più cara di questa che ha sofferto tanto.
Miss Yves non parve intendere ciò che volevo dire.
—Ho ucciso qualche cosa—diss'ella a voce bassissima—anche nell'anima Sua, non è vero?
—Credo di sì—risposi—ma vi è anche nata qualche altra cosa.
Era vero; mi pareva di esser passato per un gran fuoco e che i momenti fossero stati anni, e che il mio amore e il mio cuore si fossero trasformati interamente.
—Adesso—ripigliai—Ella mi è cara in un modo più profondo, in un modo più sacro; è tanto più unita a me di prima.
Miss Yves ansava, ansava e non rispondeva.
Le sedetti accanto, le susurrai all'orecchio: