Se parlo a l'altre dame e tu presente
In disparte tacendo te ne stai,
Te anelo e chiamo e stringo e bacio in mente,
E tu in mente ne godi che lo sai.

Parlo altrui non so che, sorrido e soffro,
Chi mi parla non vedo e non ascolto,
Tutta l'anima mia con gli occhi t'offro
Quando mi doni un lampo del tuo volto.

A te il genio, a te il cor, tu sei la sola,
Sei luce, gloria sei, potenza e vita;
Sei del Signor la tenera Parola
A me ne l'ombra susurrata e udita.

XXIII.

L'indomani mattina, uscendo dall'Aquila Nera, m'incontrai faccia a faccia col professore Topler, che veniva a riparlarmi dei libri italiani. Mi crucciai in cuor mio che suo fratello non gli avesse ancor detto niente. Risposi che non potevo assolutamente incaricarmene e che il suo verehrter Herr Bruder ne sapeva il perchè.—Oh oh!—fece il professore ossequiosamente.—Oh oh, bene! Oh oh, bene!—Nella cerimoniosa Germania non ho conosciute due persone cerimoniose come il professore Topler, che anche nominando suo fratello gli appiccicava degli aggettivi rispettosi. Vedevo che gli pareva scortese di lasciarmi così su due piedi, e che, mortificato dalla mia repulsa, non sapeva quale discorso tenermi.

—Iersera abbiamo fatto musica in casa Treuberg—diss'egli.

M'inchinai in silenzio.

—C'era—soggiunse—anche la signorina Luise.

M'inchinai daccapo. Egli attese ancora un poco, mi fece un profondo saluto e se n'andò.

La signorina Luise! Mi pareva che volesse un gran bene a Violet, e ciò la rendeva ben cara anche a me. Avrei voluto vederla, parlare con lei di miss Yves, ma non sapevo se fosse conveniente di farle una visita. Mi ricordai che mi aveva chiesti i versi italiani fatti per lei nel Bahnhofswald, e risolsi di portarglieli. Il vecchio Topler, scendendo meco dal Parkhaus, mi aveva indicato la casa dei von Dobra nella Marktgasse. Me la ricordavo bene per una statua della Madonna col Bambino infissa fra due finestre. Topler mi aveva detto che le signorine, orfane della madre, abitavano lì col loro papà, membro del Landesgericht di Eichstätt.