—Perchè?
—Perchè quando andai a casa Treuberg trovai Violet così turbata, così distratta! Ne domandai a lei, mi disse che non aveva niente; ne domandai alla zia, mi rispose ch'era diventata così da un quarto d'ora, dopo aver ricevuta una lettera. Fui poi presente quando arrivarono i fratelli Topler.
—Ebbene?
—Non so, si guardarono in un certo modo diverso dal solito. Il vecchio Topler poi non pareva più lui. Era così serio!—Sì, sì—soggiunse la signorina porgendo due labbrucci malcontenti—ma Lei non pensa che a Violet, non si occupa dei miei fiori.
Finita la raccolta, Luise ne fece imbarcare, ciascuno con un fascio di margherite, garofani chinesi e anemoni, nel rozzo canotto di un pescatore che ci portò all'altra riva dell'Altmühl. Ella m'indicò dal fiume la casa che il professor Topler stava preparando per la sposa e mi disse che miss Yves vi era già andata e vi doveva ritornare quel giorno stesso. Giudicava poi da qualche frase della stessa Violet ch'ella si sarebbe trattenuta ad Eichstätt molto meno di quanto aveva divisato prima. Non avrei dovuto stupirne, ma pure n'ebbi una stretta al petto. Miss Yves voleva dunque fuggirmi; se ora il vecchio Topler non parlasse a suo fratello, che potrei fare? Un momento prima avevo il cuore pieno di speranze; adesso tremavo di essermi illuso. La gentile signorina Luise dovette rimanere ben poco soddisfatta di me che guardavo stupidamente nell'acqua o nell'erba invece di mostrarmi amabile cavaliere, o almeno di ammirare la sua linda cittadetta accoccolata nella valle, la processione dei pioppi, e, là in alto, il fantasma della vecchia Burg in rovina. Tacendo io, finì anche lei con tacere. A pochi passi dalla città, ritornandovi, colse certe foglie odorose dicendo di voler portare a Violet il suo prediletto sweetbriar. Mi domandò quindi se intendevo andare, quella sera, a casa Treuberg. Prima avevo deciso di andarvi, ma poichè il vecchio Topler aveva chieste informazioni sul mio conto in Italia, e forse le attendeva per parlare col fratello, per pigliare una risoluzione definitiva, siccome una mia visita avrebbe potuto affrettare la partenza di Violet, mi parve opportuno di astenermene per ora, quantunque il sacrificio mi fosse doloroso; risposi che non vi sarei andato.
Accompagnai la signorina fino a casa, dove mi fece conoscere suo padre: un signore molto garbato che mi parve devoto suddito della bionda figliuola. M'invitarono al thè per la sera successiva.—Sarà contento—diss'ella con un sorriso.—Il nostro thè è eccellente.—Mi sentii arrossir forte. Il sorriso della biondina era il suo solito sorriso benevolo sulla bocca ma non negli occhi. Gli occhi brillanti dicevano chiaro: troverà miss Yves.
XXIV.
L'indomani sera mi recai a casa von Dobra verso le nove. Nella giornata non avevo veduto nessuno. Il signor Treuberg era venuto a portarmi una carta all'albergo e avevo ricevuto una lettera da mio fratello. Questi mi riferiva, scherzando, la voce corsa nel mio paese che il mio viaggio avesse uno scopo galante. Non so esprimere la irritazione, il disgusto che ne provai. Come mai s'era diffusa una voce simile? Mi sdegnavo, senza ragione, anche con mio fratello per quella odiosa parola: galante. Questa gente pettegola e stupida mi sciupava l'amore! Allora per la prima volta sentii orrore di far conoscere Violet a' miei concittadini, se mai giungessi a possederla. L'idea che il nostro amore e la sua persona fossero tema di commenti e di scherzi mi riusciva intollerabile.
Trovai le sorelle von Dobra sole con il loro papà. La signorina Luise era un po' meno brillante del solito; invece sua sorella, di cui prima avevo appena udita la voce, parlava assai e di tanto in tanto mi guardava, come mi parve, curiosamente. Una volta ch'ella discorreva con suo padre, Luise mi disse quasi sottovoce:—Il thè non sarà così buono come credevo.—Un quarto d'ora dopo di me vennero una vecchia dama, un giovane signore e una giovinetta che mi furono presentati da Luise come Haidenröslein, sua madre e suo fratello; con la dichiarazione che quest'ultimo era la unica spina di una così bella rosetta. Dopo ch'ebbero scherzato e riso alquanto, la signorina Haidenröslein domandò:—E miss Yves?
—Non viene—rispose la sorella di Luise. E soggiunse guardandomi: