Povera cara fanciulla, se avesse avuto ancora la sua mamma non avrei mai saputo nulla di quest'idea, probabilmente, neppur io; così seguiva il suo cuore caldo e la sua testolina immaginosa. Però esitava, aveva paura, come un ragazzo che conduce solo un cavallo ardente, ne gode e trepida.

—Mi prometta anche questo—soggiunse dopo una breve pausa—mi dia parola d'esser sincero con me. Pensa male di me, crede che sia una pazzia di mescolarmi in questa cosa?

—Ma no!—esclamai.

—Perchè—diss'ella—a casa mia lo crederebbero di certo. Però mi fido di Lei.

In fatto non so come la cara giovinetta potesse avere fiducia in me che conosceva appena, e certo il suo atto non era conforme alla prudenza del mondo. Credo averlo giudicato anche allora, quando disse: mi fido di Lei. Confesso che tacqui, con un lampo di rimorso, il mio giudizio e la pregai, palpitando, di parlare.

—Vorrei che la mia amica fosse felice—disse ella arrossendo ancora—e credo di aver capito come lo sarebbe.

Giunsi le mani in silenzio; una gratitudine, una tenerezza troppo forte mi facevan groppo alla gola.—Ho saputo tutto dalla zia—riprese Luise—che lo sapeva dal dottor Topler. Violet non mi ha raccontato niente. Mi ha detto solamente che parte stasera e che se vedevo Lei, Le facessi i suoi saluti. Allora la zia non mi aveva ancora parlato e mi meravigliai molto di questa partenza affrettata. Violet mi abbracciò, mi baciò, mi disse: cara bambina!—e niente altro. Io l'amo quanto posso, ma già lei mi tratta sempre così: «cara bambina, cara bambina!»

Le vidi gli occhi umidi.

—Ha torto—riprese—ma non importa. Ne chiesi a mia zia e capii subito che sapeva e non voleva parlare. Povera zia, quando voglio io!…

Stavolta gli occhietti azzurri scintillarono di malizia e di orgoglio. Ella mi raccontò poi che Topler aveva pregato sua zia Treuberg di chiedere informazioni sul mio conto e che intanto aveva interrogato Violet, la quale si era mostrata fermissima nel proposito di tenere la promessa data al professore, anzi lo avea caldamente pregato di tacere del tutto con quest'ultimo. Allora Topler era ritornato per consiglio dalla signora di Treuberg, la quale riteneva che di fronte a un contegno risoluto di miss Yves io mi sarei dato per vinto, e che quindi si potrebbe tacere ogni cosa al fidanzato. Perciò fu deciso che Violet, con un pretesto, partisse subito per Norimberga. Il povero Topler, nuovo a simili impicci, ora dava in escandescenze, ora cadeva in abbattimenti, ci si smarriva e si affidava in tutto ai consigli della signora Treuberg, che era una buona creatura, ma non la sapienza in persona, secondo Luise.