La signora s'interruppe.

—Non sarebbero contenti di me?—diss'io.

—Cosa vuole?—esclamò la povera donna.—Avrebbero torto, ma temo che sarebbe così. La madre di Violet era romana; una dolce creatura! Ma non direi che lei e i suoi cognati avessero due idee comuni; e loro già s'immaginano che tutti gl'italiani sieno così. C'è anche una questione di religione in fondo.

Mi feci spiegare queste ultime parole. La madre di Violet, cattolica, aveva sposato William Yves protestante, col patto che i figli maschi sarebbero allevati nella religione protestante e le femmine nella religione cattolica. Si diceva poi che William, presso a morire, avesse abbracciato la religione della diletta che lo aveva preceduto nell'eternità con questa speranza. Gli Yves lo credevano. Era una grande amarezza per loro e l'attribuivano al proselitismo italiano.

A questo punto la signora mi apprese che il signor Topler era protestante. N'ebbi grande sorpresa pensando agli scrupoli del mio vecchio amico, al suo rispettoso riserbo circa il Papa e Roma. Lo dissi alla signora, ed essa mi rispose che di quello là nessuno poteva dire con sicurezza cosa veramente fosse.

Promisi alla signora che almeno per alcuni giorni non mi sarei fatto vedere a Norimberga e, ringraziatala, mi congedai. Corsi subito a casa per scrivere a miss Yves.

Non ho ritrovato questa lettera, ch'era uno scoppio di gioia e un assalto agli ultimi ostacoli che dividevano Violet da me. Annunciai anche il mio proposito di partire fra due o tre giorni per l'Italia onde dar sesto alle mie faccende nella previsione di un'assenza più lunga. Scrissi così, ma per essere interamente sincero avrei dovuto anche dire che se indugiavo due o tre giorni a lasciare Eichstätt, era per attendere il ritorno di Luise, e non soltanto per esprimerle la mia gratitudine! Mi tenevo sicuro che mi avrebbe recato almeno un saluto.

Nel mattino del lunedì andai a prendere notizie del signor Treuberg con la speranza di saper qualche cosa di Luise; poichè a casa von Dobra m'avevano detto che l'altra signorina era presso sua zia e i domestici non sapevano quando il padrone sarebbe tornato. Là seppi che i von Dobra dovevano arrivare la stessa sera o il mattino vegnente; e là incontrai il mio amico Topler.

Ero da dieci minuti presso la signora quando il vecchietto entrò tutto fremente, tutto scintillante negli occhi. Mi alzai per congedarmi.

—No no no—diss'egli, accennandomi di rimanere. Salutò la signora, poi venne da me, serio, con le braccia aperte—Addio, caro—diss'egli; e mi abbracciò senz'altro. Quindi si parlò di musica, di Eichstätt, di Eugenio Beauharnais, di Re Luigi, di tutto, tranne di quanto avevamo in cuore. A un tratto Topler mi domandò se contavo restare qualche tempo a Eichstätt.