—Parto domani sera—risposi.
Non replicò verbo, e ricordo che poi si parlò della signorina Luise. Qualche sorriso di Topler, qualche parola un po' severa della Treuberg mi fecero sospettare che il suo segreto fosse stato indovinato. Temendo che il dialogo pigliasse una piega inopportuna, mi alzai. Topler si alzò pure e uscì con me. Nello scender le scale mi domandò se alla sera mi avrebbe trovato in casa; il suo tono di voce era molto amichevole, ma molto serio. Non soggiunse altro. Ci stringemmo la mano e ci separammo.
Venne all'Aquila nera dopo le nove. Appena entrato mi prese a braccetto e mi disse risolutamente:
—Venga con me.
Gli chiesi dove volesse condurmi ed egli rifiutò di dirmelo. Ripeteva—venga con me, venga con me—-Pensai che i von Dobra fossero ritornati e ch'egli sapesse di un messaggio per me.
Ma non andavamo verso casa von Dobra, andavamo verso casa Topler.
Possibile? Quando non ne potei dubitare mi fermai con un—ma…?—interrogativo.
—È necessario—rispose Topler vivacemente, afferrandomi per un braccio—è necessario.
—Ma non è possibile!—esclamai.
Non credo che nessuno si sia trovato in un imbarazzo simile. A fronte del professor Topler, in quello stato di cose, mi poteva condurre un insulto, una sfida, e non altro, viva Dio. Ora suo fratello non cercava questo, sicuro. Cosa cercava, dunque? Topler insistette: