Non parlammo più. L'odor fresco del verde, il brillar del puro sereno, la nostra felicità, eran così dolci a godere in silenzio! Solo quando vide ritornare gli Steele, Violet mi disse:

—Domattina venga alle undici; mi troverà qui.

Venga?—diss'io—mi troverà?

—Vieni—rispose Violet sorridendo—mi troverai. Ma per noi soli, finora; quando ci saranno altri, dirò ancora Lei. Domani—soggiunse piano e timidamente—spero avere da te…

Non osò compiere la frase e intanto sopraggiunsero gli Steele. Pigliai presto congedo; il signor Steele mi accompagnò a casa.

Egli potè allora finalmente raccontarmi la crisi di Norimberga. Al suo ritorno da Eichstätt miss Yves vi era stata accolta dagli zii con la freddezza la più accigliata. Costoro avevano ricevuto dal professor Topler un biglietto, in cui egli, riconoscendo di non poter rendere felice la signorina, si scioglieva da ogni impegno. I compagni di Violet, Luise von Dobra e suo padre, erano stati immediatamente sottoposti a un interrogatorio, riuscito alquanto burrascoso perchè Luise aveva arditamente difesa la amica sua e perorata la mia causa. Gli Yves non avevano poi parlato alla nipote per sei giorni, durante i quali non si sapeva se avessero chieste altre informazioni o scritto a Topler o che diavolo avessero fatto. Finalmente, una mattina, avevano espressa a Violet, in forma solenne, la loro disapprovazione, ed ella non era riuscita a persuaderli di non avere colpa alcuna, di essersi mantenuta sempre fedele, per parte sua, all'impegno preso col professor Topler, benchè avesse detto ben chiaro fin da principio che non lo amava. Gli zii le dichiararono che la famiglia Yves aveva già troppo sofferto per l'infelice, mal consigliato matrimonio di uno de' suoi membri con una persona straniera e cattolica, perchè essi potessero consentir mai che il fatto si rinnovasse. Rispondendo lei che non era affatto risoluta di prender marito, gli zii le imposero di promettere formalmente che mai non avrebbe sposato l'italiano. Violet respinse una simile proposta. Coloro insistettero e le accordarono otto giorni per decidersi, aggiungendo che se non promettesse non potrebbe continuare a vivere sotto il loro tetto. La Provvidenza aveva voluto che gli Steele capitassero a Norimberga, di ritorno da un viaggio in Sassonia, proprio in quei giorni. La loro amica soffriva crudelmente. Sentiva, da un lato, quanta gratitudine dovesse ai suoi parenti; dall'altro lato le riusciva impossibile di subire una simile pressione. Gli Steele s'interposero, ma senza frutto. Allora miss Yves si decise e accettò l'ospitalità loro per un tempo breve, non conoscendo ancora le mie idee circa l'epoca del matrimonio e dovendo forse recarsi prima in Inghilterra presso una vecchia cugina che le aveva sempre mostrato benevolenza.

Il signor Steele non dubitava che sarebbe rimasta a Rüdesheim fino al matrimonio. Gli dissi allora che per parte mia intendevo di affrettarlo il più possibile, e che ne avrei parlato a Violet l'indomani.

XXXIV.

(Dal quaderno).

Rüdesheim, 28 giugno.