—Ho visto che hai pensata una cosa triste. L'ho pensata anch'io.

—Quale?—risposi.

—Che io sono la tua Fairy, una povera fata così debole e stanca; ferita!—

Soffriva, quel giorno, di spossatezza e io le avevo proposto di rinunciare la passeggiata, ma ella vi si oppose, e non insistetti perchè vidi che la mortificazione di non poter venire era forse un male peggiore. Questo pensiero ch'ell'avrebbe voluto essere sana e robusta per me, venne una volta sola sulle sue labbra; negli occhi lo aveva ogni volta ch'era sofferente.

Gli Steele vollero salire a Molkencur e noi li aspettammo non lontano, mi pare, dalla Kanzel dove la via gira cingendo il colle a mezza costa. Dal nostro sedile ci vedevamo a piedi la valle chiusa del Neckar, e di fronte ancora lontano, sopra un'altra sporgenza della costa, il vecchio Schloss, con le sue torri enormi in rovina, sommerso nel verde. Bianche nuvole passavano allora sul sole, un'aria molle ci ventava in viso. La via era deserta, ci sentivamo più soli che a Geisenheim; Violet mi abbandonò la sua mano, e le parlai del primo tocco delle nostre mani a Belvedere, della mia gioia di quell'istante.

—Adesso non senti più così—disse Violet.—Sei troppo avvezzo ad avere la mia mano.—Devi tornare come a Belvedere—soggiunse togliendomela.

Ella si mise a scherzare con una civetteria, con una grazia indescrivibile. Adesso aveva sovente di questi momenti deliziosi in cui mi pareva un'altra Violet, una tale Violet che non avrei mai creduto potesse esistere, che mi faceva quasi impazzare d'amore e insieme di terror geloso. Ah se mai si mostrasse ad altri così! Fui per serrarla nelle mie braccia ed ella se ne avvide, si sgomentò alla sua volta, tornò seria e tranquilla, e mi susurrò poi che non sapevo ancora niente, che neanche le parole sue più amorose conoscevo ancora e che bisognava aspettare a quando sarebbe mia moglie.

Tacque perchè si avvicinava una comitiva di bambini e di signore; passata la comitiva, mi porse sorridendo un suo piccolo portafogli perchè vi scrivessi qualche verso in memoria di Heidelberg. Mi parve un po' sorpresa e forse anche mortificata di apprendere che non sapevo scrivere versi così all'improvviso, e io pure credo essermi un po' turbato di questa sua sorpresa come se ne potessi scadere nell'affetto suo. Ella protestò senza parole, ma con un tale represso slancio della persona, con una luce tale negli occhi!

Presi il portafogli.

—Sai?—diss'ella sottovoce—anche se tu perdessi tutta la tua ispirazione di poeta, sempre ti amerei così!