Il Torresani si levò in piedi e portò la mano al cuore esprimendo la più rispettosa divozione. Poi, ricomponendosi nel pieritto, fissò in volto il Proposto con tutta la malizia dei suoi due occhi da serpente.

Il Gran Proposto portò alle labbra l'ampolla dell'elisire, la sorbì fino all'ultima stilla—indi riprese con calma:

—Voi siete padre di famiglia, mio caro Torresani…

—Colle istituzioni attuali, ciò non porta imbarazzi… I miei dodici figli sono mantenuti a spese del Comune…

—Fino a quando la prole fu a carico dei genitori, gli affetti erano meno vivi, meno intensi…

—E i figli più scarsi di numero…

—La vostra osservazione è profonda, ma non serve al caso mio—rispose il Gran Proposto alquanto turbato.—Iddio non ha voluto gratificarmi di una prole numerosa quanto la vostra. Ebbi una sola figlia, e tutti i miei affetti, tutte le mie speranze si concentrarono in essa. Voi la conoscete—mia figlia, che all'ultimo Concorso di Napoli(11) ha ottenuto il secondo premio di bellezza—una figlia amorosa, buona, che tutti i padri m'invidiano.—Voi sapete ancora che da molti anni ho perduto la moglie; che io non ho sulla terra altro bene, altro conforto ai vecchi giorni fuori della mia Fidelia…

—Se non m'inganno, la vostra Fidelia deve aver compiuto i diciannove anni… Ella è nata nel 1963, all'epoca in cui ebbi anch'io una figlia… una figlia che si chiamava Stella… no… mi inganno… Giacinta… o piuttosto Camelia… Questi tre nomi c'erano nella famiglia… e so di averli iscritti ne' miei registri… Ah! voi siete un padre fortunato, signor Proposto… Avete potuto tenere presso di voi una figlia per diciannove anni, mentre a me, de' miei dodici, non ne rimane più uno. Le mie ragazze, quale a sedici anni, quale a dodici, quale a dieci, se ne andarono al quinto cielo coi palloni a vapore; e quando una ragazza abbia fatto la sua prima corsa in pallone, domando io chi può fermarla!

Il Gran Proposto si fece pallido in viso.

L'altro, che già cominciava a comprendere il segreto del suo turbamento, riprese, nel sembiante e nelle parole, il suo fare più ingenuo.