—Or bene—voi conoscete il nuovo sistema dei sipari adottati recentemente nei grandi teatri—voglio parlare del sipario-giornale, che suol calarsi dopo il secondo atto della rappresentazione. Su quella vasta tela sono stampati, a grandi caratteri, i dispacci più importanti della giornata e buona parte delle notizie cittadine. Figuratevi dunque la mia sorpresa… la mia commozione… la mia gioia… quando, ieri sera, volgendo il mio binoccolo al sipario-giornale, potei leggere la petizione del cittadino Albani, riprodotta testualmente dal foglio uffiziale dei matrimoni. Oh! vi assicuro io, onorandissimo Gran Proposto, che quelle poche linee produssero una viva sensazione in tutta la sala… Tutti si compiacevano della vostra buona fortuna… Tutti dicevano che un partito migliore non poteva presentarsi a quella cara, a quella buona, a quella adorabile figliuola…

—Basta così! basta, Torresani!—proruppe il Berretta balzando dalla sedia liquida—ciò che voi narrate è troppo inverosimile…! Io non posso credere che voi, che un uomo qualunque dotato di sana ragione possa congratularsi meco di un tale avvenimento con sincerità di cuore.

Il Torresani portò le mani al petto e stravolse gli occhi, come uomo che chiegga perdono di un fallo involontario. Nel fondo dell'anima egli tripudiava di aver prodotta nel suo superiore quella impetuosa irritazione.

—Torresani… mio vecchio collega!—riprese il Gran Proposto con accento più moderato—mettete una mano sul vostro cuore di padre… e poi rispondetemi ciò che esso vi detta. Dareste voi in moglie la figlia vostra, l'unica vostra figlia, ad uomo come… lui?…

—In verità… giudicando dietro i calcoli dell'interesse… un primate dell'intelligenza… un uomo che può guadagnarsi dieci o quindici milioni di lussi colla sua invenzione…

—Torresani…

—Sentiamo… dunque…

—Parliamoci da buoni colleghi…

—Da fratelli… se vi piace…

—Come si poteva parlare… ai nostri buoni tempi… ai tempi dell'Unione latina