—Basta! Nel caso mi fossi ingannato… oso sperare che non vorrete prendere in mala parte le mie supposizioni., e vorrete perdonarle come effetto di zelo soverchio.
Il Torresani fissava le sue grigie pupille nel volto del Gran
Proposto, e tirava innanzi con voce asmatica:
—Eccovi dunque come io la intendo, onorandissimo e colendissimo cittadino Proposto. Voi non bramate che vostra figlia, la vostra unica figlia, si unisca in matrimonio a quell'emerito cittadino, oggi Primate d'intelligenza, che porta il nome di Albani Redento, e ciò per la ragione, un po' illegale, se vogliamo, ma pure assai potente sul cuore di un padre, che quel cittadino, quel Primate, l'Albani in una parola, in epoca non remota, pose… la famiglia tutta intera… e quindi anche voi… noi… tutti quanti… nella necessità di dover dimenticare certe sue azioni… Basta!… Tanto io che voi, onorandissimo e sempre colendissimo Proposto, siamo troppo fedeli osservatori della legge per insistere su quest'ombra di reminiscenza!
—Bravo!
—L'essenziale è di impedire il matrimonio, opponendo alla petizione del giovane, ed al probabile assenso di vostra figlia, il veto paterno, che le leggi rendono inesorabile ogni qualvolta sia appoggiato da gravi ragioni, e convalidato dal voto degli Anziani.
—Voi leggete nel mio cuore, o nobile amico.
—La lettura è un po' difficile, ma le vostre lodi mi incoraggiano. Non potendo motivare il nostro veto su quelle tali precedenze che tanto io… come voi… abbiamo dimenticato…
—E dimentichiamo…
—Sta bene!… Convien frugare nella vita più recente del nostro uomo, vedere se dopo l'epoca di Redenzione egli non siasi per avventura macchiato…
—Torresani!… Voi siete un sublime Questore…!