—Se io l'amo!
Rammenta, o lettore, l'energia della Rachel e la soavità della Ristori; uniscile assieme, e saprai qual fosse l'accento della bella Ascolana nel proferire quella esclamazione. E pensa altresì che ella era coricata; che i gesti, i moti della persona riuscivano doppiamente efficaci; che ad ogni agitar delle braccia e delle altre membra, le coltri se ne andavano giù dalla sponda opposta...
—E come avviene che il vostro Carlo non trovisi ora con voi?
—Le ragioni istesse che il giorno delle mie nozze lo spinsero a trucidare un prete scellerato, pochi mesi dopo lo strapparono dalle mie braccia. Egli è partito per Roma alla testa di un corpo di volontari...
—E voi, per quanto apparisce, vi siete proposta di andarlo a raggiungere...
—Ne ho fatto giuramento. Non è forse dovere di sposa seguire il marito, fosse anche sul cammino che conduce al patibolo? Oh sì! voglio combattere anche io; anch'io voglio prender parte a questa terribile e disperata lotta di generosi! A Roma si decidono in questo momento i destini dei nostri figliuoli—fra venti anni (il mio Carlo lo ha detto—ed io ho fede nelle sue parole) fra vent'anni, o i popoli avranno schiacciata l'idra del dispotismo clericale che ha in Roma il suo capo, o i preti avranno abbrutito di bel nuovo l'Europa coi terrori dell'inquisizione.
L'entusiasmo dell'Ascolana era al colmo.
Il Birecchi entrò nella stanza; ma ella non fece più caso di lui.
—Signora, le dissi stringendole la mano, mi accettereste voi per compagno di viaggio?
—Non solo vi accetto, ma conto su voi, rispose ella.