Il partito era preso.—Non restavami che trovare i mezzi per seguire la bella Ascolana sul nuovo cammino ch'ella mi additava.
Farmi soldato.... combattere.... morire forse!... Perdonate, miei buoni lettori; io non ebbi mai molta fede nel mio eroismo, e ne ho ben poca nell'eroismo degli altri.—L'idea dei pericoli che io doveva incontrare sul sentiero della gloria, mi preoccupò seriamente lo spirito pel corso dei quindici giorni che io dovetti passare a Grottamare, attendendo la completa guarigione della mia bella compagna.
E nondimeno quei giorni trascorsero per me deliziosi, fra le ascetiche meditazioni del convento e la men casta contemplazione di una beltà provocante, innanzi a cui si erano dileguati tutti i miei santi propositi.
Frattanto l'Ascolana riacquistava ogni giorno nuove attrattive col rifiorire della salute. I suoi grandi occhi si aprivano sfavillanti come gemme; le labbra si animavano, la voce acquistava quel timbro da contralto, che io ritengo esser la voce ermafrodita degli angioli.
Appena fu in grado di abbandonare il letto, Adelaide—tale era il nome dell'Ascolana—uscì con me al passeggio. Ella si appoggiava al mio braccio, e tutta lieta delle forze rinascenti, camminava con lena giovanile sulle sabbie del mare, infino a quando io non l'avessi ammonita di far ritorno all'albergo. Pareva una giovane rondinella, che vicina a passare l'Oceano, tentasse con brevi voli la vigoria delle penne.
Una sera, tornando da una passeggiata più lunga del consueto, mentre io stava per congedarmi da lei «Amico, mi disse con accento risoluto; lunedì prossimo noi partiremo per Roma».
—Sì presto?
—Anche troppo abbiamo indugiato. Aspetteremo noi che i fratelli abbiano compiuta l'impresa senza di noi?
—Quando crediate che la vostra salute non debba soffrirne—per me, sono pronto a seguirvi.
—Dunque... deciso!