Ma ciò che nessuno avrebbe potuto immaginare, vedendo la ricca imbandigione che ci stava dinanzi, era il segreto della nostra bolletta colettiva—l'assenza assoluta di quel vile metallo, che pure nel mondo rappresenta e conquista le cose più sublimi.

Infatti, mentre noi trinciavamo un grosso pollastro—una voce fioca e lamentosa, che pareva il sospiro del povero Lazzaro negli atri di Epulone, ci scosse le fibre del cuore...

E quella voce articolava delle parole in un dialetto a me solo conosciuto—in quel dialetto meneghino, che mi suona ruvido e barbaresco quando io l'odo nelle vie di Milano, ma mi commuove come accento fraterno, se mi vien fatto d'udirlo a trecento o quattrocento miglia lontano dal Duomo.

—Beati i sciori!—sclamò quella voce.—Beati i sciori, che anche in questi tempi trovano della grazia di Dio de trà in Castell!

Non era una domanda esplicita, ma piuttosto una aspirazione eloquente.

—Signore!.... Se volete tenerci compagnia, e fare un po' di penitenza con noi....

—Che! lei pure... milanese?

E un giovanetto, dalla persona esile, dal volto sparuto, attraversò la sala col passo lento e ineguale di chi abbia una ventina di calli per ciascun piede.

—Profitterò della grazia vostra, mi disse a voce bassa; poichè da circa diciotto ore non ho gustato cibo e non tengo un quattrino nelle tasche...

—Tanto meglio! La vostra assoluta bolletta vi fa degno di esser nostro commensale. Noi pure, quali ci vedete, fra tutti e tre non abbiamo indosso un baiocco.