Il giovine, che già stendeva la forchetta per attirare sul suo piatto una coscia di pollo, si arrestò sgomentato.

—Via, buon figliuolo!... Non perderti di coraggio!... Se questa sera non abbiamo denari, domani penseremo a fabbricarne. Io tengo una macchinetta, colla quale posso fabbricare a centinaja gli scudi e i papetti.

—Una macchina per fabbricare gli scudi!... Oh! questa dev'essere meravigliosa!...

Il povero ragazzo, senza chiedere altre spiegazioni, inforcò la coscia del pollastro, e si diede a spolparla colle mani e coi denti.

Finita la cena, l'Ascolana e il vecchio carbonaro si ritirarono per coricarsi. Io rimasi col nuovo personaggio, il quale, meditando a stomaco sazio le difficoltà della posizione, non poteva darsi pace.

—Ebbene! ora che abbiamo cenato, prepariamo la macchina per fabbricare gli scudi.... Favorite di chiedere all'oste quattro o cinque fogli di carta, e ponetevi a scrivere quanto io sto per dettarvi...

Il giovine obbedì senza repliche: spiegò un foglio sul tavolo, intinse la penna nell'inchiostro, poi mi fissò in volto due occhi attoniti, come un fanciullo che affissi il sacco del cerretano per vederne uscire le uova.

Allora io dettai il programma del mio secondo concerto-vocale-istromentale, che doveva aver luogo all'indomani in una sala qualunque di Monte Rotondo, a benefizio di quattro volontari, che partivano per Roma.

Il mio scriba, ad ogni tratto levando gli occhi dal foglio, mi guardava, torceva il labbro ad una smorfia indescrivibile; poi di nuovo curvava la testa, ripigliando la scrittura colla rassegnazione di una macchina.

—Mio buon ragazzo: questa notte ricopierai il programma sovra dieci o dodici fogli; poi, domattina di buon ora, n'andrai tu stesso ad affiggerlo nelle vie più frequentate del paese. Sarai tu esatto nell'adempiere alla commissione?