—Come è vero che io mi chiamo Bertoni, e che io son nato a Milano.

—Buona notte...!

—E voi credete...? Ma... se...

—Buona notte! Domani alle dieci, ti aspetto nella mia camera.... Dalla tua puntualità dipende la nostra salvezza.... Questi avvisi produrranno una trentina di scudi, dei quali avrai tu pure la tua parte.

Il Bertoni aveva perduta la favella.

Io lo lasciai in balìa del suo stupore e salii le stanze superiori.

All'indomani, il fedel giovanetto percorreva la città di Monte Rotondo, affiggendo con mollica di pane biascicato gli avvisi del concerto.

Bertoni era divenuto un uomo d'importanza. Tutti gli abitatori di Monte Rotondo lo guardavano meravigliati e si affollavano intorno a lui per chiedergli delle spiegazioni.

Il concerto di Monte Rotondo non differì gran fatto da quello di Grottamare sia pel successo degli artisti, come pel prodotto della cassetta. Il carbonaro-organista, nell'ora del cimento, fu assalito da una leggiera indisposizione. Ma il Bertoni—convien rendergli questa giustizia—prese una parte attivissima al trattenimento, incaricandosi di illuminare la sala, di distribuire le scranne; complimentare le donne—e perfino di raccomandare la abbondante elemosina verso la fine dello spettacolo, a coloro, che entrando, si erano dimenticati di salutare il bacile.

Raccogliemmo una trentina di scudi. Quella sera istessa, il denaro fu diviso in quattro parti—una per me, un'altra per l'Ascolana, la terza per l'organista, e l'altra pel Bertoni.—All'indomani noleggiai una vettura e partii alla volta di Roma in compagnia dell'Ascolana. Il Bertoni e l'organista promisero raggiungermi in quella sera.