—La signora?

—La signora è... mia moglie.

La bugia era lanciata con buona intenzione. Il Côrso esploratore mi prestò piena fede.

—E questi signori vanno a Roma....?

—Per cantare.... al teatro.... dell'Argentina....

—La stagione non è molto favorevole al teatro, rispose il Côrso con ironia; sarà meglio che loro signori vengano con noi. Favoriscano di scendere dalla vettura.

L'opposizione sarebbe stata inutile. Convenne obbedire.

L'Ascolana mi seguiva come un automa. Ci avanzammo verso un ponte a metà demolito. Essendo il sole finalmente comparso in tutta la sua pompa, mi vennero veduti nelle campagne adiacenti due o trecento soldati, che stropicciandosi gli occhi e distendendo le braccia, mostravano d'aver passata una mala notte coricati su quel terreno pantanoso.

Come e perchè quel drappello di soldati avesse occupata una posizione tanto sfavorevole, mi fu spiegato doppoi. Sullo stradale per cui io e l'Ascolana e il povero postiglione eravamo poco dianzi arrivati, si intese di bel nuovo un romorìo di ruote ed uno scopiettìo di fruste misto a quelle grosse bestemmie, che i carrettieri d'ogni nazione credono sia il linguaggio più eloquente per farsi comprendere dai cavalli o dai muli. I soldati francesi si alzarono tutti d'un salto, ed appostati i fucili, si collocarono dietro le siepi in modo da non esser veduti da lontano. Poco dopo s'avanzarono verso il ponte da venti o trenta carri, due dei quali carichi di polvere e munizioni da guerra, gli altri di pollami, uova, formaggi, vini ed ogni genere di vettovaglie. Quando il momento parve opportuno, a un cenno del capitano, i segugi francesi sbucarono dai loro nascondigli, e fattisi intorno a quei carriaggi, intimarono ai conduttori di arrestarsi. Quali rimanessero i fieri romagnoli nel vedersi così inaspettatamente assaliti, è facile immaginarlo. Lottare era esporsi a morte sicura. I soldati dirigevan le canne dei fucili contro i poco numerosi, ma ferocissimi carrettieri, che proferendo una salva di imprecazioni, cedettero alla evidente certezza della propria impotenza, e si arresero prigionieri. Fu visto allora uno stranissimo spettacolo; i soldati francesi montarono sui carri, e cominciarono a man salva il saccheggio. In men di cinque minuti, i pollami, le uova, i formaggi, i giamboni, i fiaschetti di vino d'Orvieto, tutto fu messo a ruba, e il grosso bottino posto come ornamento delle baionette, del giacò e delle giberne, che mal reggevano all'insolito peso.

Il Côrso mi venne incontro con un fiaschetto di vino d'Orvieto, e presentandomelo gentilmente, si lasciò scappare queste parole, da cui sarà facile il comprendere quali sospetti cadessero su me e sulla mia compagna.