Su questa reticenza, la contessa proiettò dai suoi occhioni neri e fosforescenti una scarica di elettricità che trapassò il visconte dal petto alla schiena.

—Ciò che voi mi chiedete, o signora, disse egli con una vibrazione di accento che esprimeva l'indignazione e l'orrore del delitto; ciò che voi mi chiedete, o signora, sarebbe dunque un… assassinio?

La contessa impallidì, e sommessamente, nel timore di avergli recata offesa:

—Signore, disse al visconte, ciò che io intenderei di proporvi non sarebbe un delitto… a meno che voi non giudichiate delitto una provocazione seguita da uno scontro ad armi uguali, in presenza di testimoni, con tutte le regole della più perfetta cavalleria.

—Il duello non rappresenta in molti casi che un surrogato dell'assassinio, rispose il visconte con una intonazione di mestizia che rivelava il pensatore umanitario sotto la scorza del gentiluomo. Pure, o contessa, trattandosi di favorire i vostri alti disegni, io non esiterei ad assumermi il mandato di trapassare con una buona lama di fioretto l'addome dell'importuno compagno de' vostri giorni, se una tale cerimonia non mi apparisse superflua. Per diventare regina, per sposarvi ad un re, non vi occorrono, o signora, dei fatti di sangue. Narrandovi la scena accaduta a Borgoflores fra me ed il conte, vi ho detto che questi è rimasto nelle grinfe degli aguzzini del manicomio… Al momento in cui stiamo parlando, egli è forse là…. ad ululare disperatamente nelle strettoie di una camicia di forza… Ora, voi sapete, o contessa, che il nostro codice accorda piena facoltà di divorzio nel caso in cui uno dei coniugi sia affetto da pazzia incurabile. Il manicomio e la camicia di forza, non dubitatene, contessa, in meno di due giorni condurranno vostro marito al delirio furioso. Il sistema di cura è infallibile, nè farà eccezione in questo caso. Io riparto oggi stesso per Borgoflores, fo constatare dai medici la pazzia del conte, vi riporto il documento; voi presentate subito la vostra domanda di divorzio e fra dieci o quindici giorni…

—Libera! libera! libera! esclama la contessa, battendo le palme. E obliando di trovarsi in una chiesa, in presenza di un uomo che aveva tutte le apparenze di un sacerdote, spiccava dei salti da capriola in amore.

Ahimè! come brevi e fallaci sono le gioie umane! (Frase vecchia, ma sempre opportuna, sempre efficace nelle transazioni del sentimento). Ed ora—come preparare il lettore alla nuova sorpresa?

La contessa, che stava quasi, nell'impeto della riconoscenza e della gioia, per slanciarsi al collo del visconte, arretrò improvvisamente mettendo un grido di terrore.

—Guardate là… là!

Il visconte corse coll'occhio ad una delle porte laterali della chiesa
e vide… non vide soltanto… ma riconobbe il conte Bradamano di
Karolystria, grande elettore dell'impero e arcidiacono della
Massoneria della Cervia, che a passo lento si dirigeva alla sua volta.