—Come salvar la contessa? pensò il giovane rabbrividendo.
Ma la contessa era già in salvo. Prima che egli si volgesse a cercarla collo sguardo, ella si era involata per una porticiuola bassa, che metteva al campanile. Imaginate con quanta lestezza si slanciò sulla scaletta e raggiunse la cima della torre quella donna energica e leggera, creata per salire!
Come avviene, chiederà qualcuno, che il conte Bradamano apparisca ora nella chiesa di Mirlovia, mentre la sera innanzi, a Borgoflores, il commissario superiore di polizia aveva dato ordine di tradurlo al manicomio?
Nulla di più naturale. Si è forse detto che gli ordini venissero eseguiti? Non è più verosimile che il conte, vedendosi al mal partito, abbia dato tali prove di assennatezza e di calma, da indurre il commissario a lasciarlo andar libero, fors'anche a chiedergli scusa dei rigori inconsulti?
Quanto al fatto della venuta a Mirlovia, basti sapere che il conte, appena uscito a Borgoflores dalla caserma dei poliziotti, si era abboccato con quel medesimo doganiere che aveva poco prima recati al visconte i messaggi della contessa. Quel mascalzone, poco soddisfatto delle laute rimunerazioni a lui promesse, per un bicchiere di rataffià aveva tradito il segreto, rivelando l'itinerario e il punto di convegno stabilito fra i due fuggiaschi.
Dopo queste spiegazioni franche e leali, io vi prego quanto so e posso, miei buoni lettori, di non volermi più oltre interrompere. Quella ch'io vo narrando non è storia verista, è semplicemente storia vera: e il vero sfida ogni obiezione, si impone ad ogni criterio.
Dunque… come si è detto…
Ci siamo… Il conte Bradamano si avanzava a passo misurato, guardando a destra ed a manca, esplorando gli intercolonî e le nicchie.
I suoi occhi bigi nuotavano entro due solchi azzurrognoli. Il suo volto pallido, quasi terreo, da marito vilipeso, non rivelava turbamenti profondi, non esprimeva sinistri disegni.
Appressandosi al falso prete, fece un inchino da borghese credente, e a voce bassa, con accento mansueto gli disse: