—Ho io ben inteso?… Padre: voi…. dicevate?…

—Ho detto: meno male; poiché vi è grande differenza di colpabilità fra chi toglie la vita ad altri e quegli che con rara abnegazione preferisce di sacrificare la propria.

—Voi mi consolate, buon padre. Ma…. dite un po'… Non avreste voi autorità, in certi casi, nel mio caso per esempio, di assolvere in anticipazione colui che schiettamente si confessa del suo colpevole disegno, col ferino proposito di non più mai rinnovarlo dopo il primo attentato?

—Voi mi proponete, disse il visconte con gravità caricata, una questione che ha fatto perdere il cervello ai più insigni casisti. Converrà, perché io mi metta in grado di giudicare rettamente, che voi mi informiate del cur, quomodo, quando, quibus auxiliis, eccetera, eccetera . Cominciamo, se vi piace, dal cur, ovverosia dalle cause impellenti.

—Ohimè! sclamò il conte, traendo un sospiro dagli stivali, voi dovete sapere ch'io m'ebbi la mala ventura di unirmi in matrimonio ad una di quelle figlie di Satana che l'inferno vomita sulla terra per la disperazione dei mariti…. Non vi dirò quale sia stata la mia esistenza nei due anni che ho vissuti con lei… Ho vegliato sotto un'incudine, ho dormito sovra una graticola rovente.

—L'espiazione ha preceduto la colpa, interruppe il confessore, come se parlasse a sè stesso.

—Ieri… non più tardi di ieri… la sciagurata si avvisa di mettere il colmo alle sue scelleraggini, abbandonando furtivamente il castello coniugale. Un domestico l'aveva spiata…. io fui avvertito…. Su una trentina di fili elettrici corse il mandato di arrestarla, ed io stesso, subodorando le sue orme, mi diedi ad inseguirla…

—Imbecillità manifesta! mormorò il confessore.

—Voi osate trattarmi da imbecille! esclamò il conte con qualche risentimento.

—Io noto e aduno le attenuanti; e voi, figliuol caro, fate di sovvenirvi che l'umile mortale a cui state dinanzi, rappresenta in questo momento il vostro giudice supremo.