—La contessa Anna Maria di Karolystria, ripetè il parroco avanzandosi per sorreggere il monsignore che pareva vacillasse sotto il peso di una forte commozione.
—La contessa di Karolystria!… Mia nipote!… Me l'ero figurato!… Non c'è che lei, non c'è che lei per giuocare di queste farse! Sagrestano: tenete ritto quel bambino… badate che non caschi…. che non si sciupi…. Caspita! è un mio pronipote…. Sì! sì! voglio darmi la soddisfazione di battezzarlo io… Frattanto, muovetevi… fate di trovare una balia… in mancanza di balia una capra… una lupa… Romolo fu ben allattato da una lupa… Su, dunque! spicciatevi! Ma dove sarà andata a ficcarsi la contessa? Bisogna cercarla… condurla qui… rivestirla dei suoi panni… Nella mia lunga carriera ecclesiastica non ricordo di aver mai provata una scossa più violenta di questa.
Così parlando, il vescovo si era lasciato cadere su di una poltrona.
Gli astanti, attoniti, confusi, preoccupati da altre urgenze gravissime, in luogo di affrettarsi ad eseguire gli ordini ricevuti, facevano delle pazze evoluzioni intorno alla tavola, tornando sempre sul posto d'onde erano partiti.
A crescere gli imbarazzi, a produrre un più strano scompiglio nelle idee, intervenne un nuovo personaggio.
Era un bell'uomo, di struttura atletica, dall'occhio grifagno, che portava l'allarmante divisa dei commissari di polizia.
Entrato, fece un inchino a sua eminenza, e avanzandosi con militare spigliatezza, disse di avere un dispaccio da consegnare al reverendo parroco del paese.
—Donde viene questo dispaccio? chiese il vescovo ansiosamente.
—Ho mille ragioni per credere che sia piovuto dal cielo, rispose il commissario sorridendo. Mi è caduto sul naso poco fa, mentre stavo in agguato dietro il campanile spiando lo mosse di un nihilista… Sulla soprascritta c'era l'indirizzo del signor parroco, e mi sono affrettato…
—Nessuno si muova! gridò il vescovo lanciando un'occhiata significante sul commissario; probabilmente in quel dispaccio si contengono delle rivelazioni d'importanza, che daranno un gran da fare a noi tutti. Leggete, don Calendario!