(entra nelle sale zuffolando).
Guatt.—Oh, certo! tutto sta a poterla far franca!... Ma io, lo confesso, mi accontenterei di assai meno... Non sono aristocratico... io... (entra nella locanda).
SCENA XV.
Un Sergente e due carabinieri.
Sergente—Tenete dʼocchio quanti escono dalle sale. Non fate caso degli abiti o delle apparenze—sopratutto non dimenticate questo assioma di polizia pratica: che lʼuomo nasce ladro e che gli istinti naturali sono più forti in lui di ogni principio... acquisito dalla educazione o imposto dal terrore della legge. Non vi disarmi rispetto di età, di sesso, di condizione sociale o di riputazione illibata. La persona sulla quale porrete le mani potrà essere innocentissima del reato che costituisce pel momento lʼoggetto delle vostre indagini, ma in ogni modo lʼarrestato sarà un deliquente. Non vi inganni quella che suol chiamarsi la calma serena di una coscienza incolpevole. Diffidate sempre. I più impassibili sono dʼordinario coloro che si tengono certi di poter eludere la giustizia e uscir netti dalla procedura per mancanza di prove. Se mai vi accadesse, dietro una assoluta evidenza di incolpabilità, di dover rilasciare qualcheduno sul quale abbiate già poste le mani o le manette, fategli, come dʼobbligo, le vostre scuse; ma a fior di labbro, ondʼegli abbia a capire che la vostra deferenza è momentanea, ed esclusivamente relativa allʼincidente da cui fu motivato lʼarresto. Badate di esprimergli con un arguto sorrisetto: «se oggi non hai rubato, non sei però men ladro degli altri, e bada che qualche giorno ci ricadrai nelle ugne per davvero!» Tali avvertimenti non sempre si perdono infruttosi. Poichè gli uomini son ladri, facciamo chʼessi rubino il meno possibile. Tale è lʼalta missione che Dio ci ha affidato. Ed ora, ciascuno ai suo posto!
(Il sergente entra nelle sale, e i carabinieri si appostano in fazione alle due porte del cortile).
FINE DELLʼATTO PRIMO.